The Technoskeptic sullo #SpazioPubblico

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Cover of Summer 2019 Issue #3 The Technoskeptic

Qualche settimana fa, mentre scartabellavo tra le riviste esposte nella mitica City Lights, la libreria (e casa editrice) fondata da Lawrence Ferlinghetti, alla ricerca di AdBuster, tra un Jacobin e Z-Magazine, mi sono imbattuto in una testata intrigante, The Technoskeptic.

L’ho comprata, insieme alle altre, per rinfrescarmi un po’ il gulliver e confrontarmi con le idee che circolano dall’altra parte dell’Atlantico, e rinvigorire un po’ il mio critical thinking.

Si tratta di riviste (e spesso fondazioni) che riflettono punti di vista dell’area ‘radicale’ nordamericana.

Il numero che ho comprato [#3 Summer 2019] presenta un bel reportage del giornalista e autore Mo Lotman: States of Distraction, a national survey of device use in public, che mi sta facendo parecchio riflettere sull’impatto che l’abuso dei digital device e la dipendenza da app possono avere sullo Spazio Pubblico.

“We need only consider how the smartphone has led to the shattering of three major qualities of public space: attention, presence and consideration.”

Un tema che ha a che fare con la ComunicazioneResponsabile e con il ruolo che le relazioni pubbliche potrebbero svolgere nel riprendersi lo spazio pubblico, nel ricostruire le comunità e nel riprodurre capitale socialec.

In chiusura la recensione e un estratto di “The Age of Surveillance Capitalism: the Fight for a Human Future at the New Frontier of Power” di Shoshana Zuboff.

Il numero autunnale, #4 di The Technoskeptic è appena stato pubblicato.

Da leggere se interessati alla mission di questa piattaforma di informazione:

The Technoskeptic offers intelligent technology criticism. Our mission is to promote awareness, critical thinking, and social change around the use and impact of technology on society and the environment.

 

 

Tre anni dopo. Una Carta in più

copertina Call to actionDomani sarà il terzo anniversario del terremoto del centro-Italia. In realtà si tratterà del terzo anniversario della prima scossa di una serie di terremoti che hanno sconvolto il centro-Italia tra agosto 2016 e gennaio 2017.

I reportage che hanno cominciato a circolare in questi giorni sui mezzi di informazione, si focalizzano principalmente su ciò che non ha funzionato: si tratta del “topos” mediatico per eccellenza nel racconto dei disastri naturali. La mancata ricostruzione, le inefficienze dell’ “apparato statale”, le comunità disgregate, e così via…

La narrazione positiva dei territori, ciò che è stato invece realizzato e i risultati ottenuti, tende invece a scomparire. L’ovvia motivazione è che la “bad news” è una good news in termini di audience, o si presume lo sia: è la stampa bellezza!

Tuttavia per controbilanciare questa narrazione, una responsabilità cruciale tocca a chi deve mettere in moto questa narrazione positiva che, come abbiamo visto nel caso del terremoto dell’Emilia, ha la capacità di:

  • stimolando lo spirito di emulazione, innescare una spirale positiva nelle comunità colpite e incoraggiare la resilienza;
  • consolidare o migliorare addirittura la brand awareness e la reputazione di un territorio (esempio del Distretto Biomedicale) attraendo così ulteriori investimenti
  • alimentare il capitale sociale, come abbiamo cercato di dimostrare nel paper presentato a BledCom all’inizio di luglio.

 

Dal punto di vista delle relazioni pubbliche, uno degli aspetti positivi nella fase di ricostruzione immateriale post-terremoto centro-Italia è stato lo sforzo di riflessione, insieme a tanti colleghi e soggetti attivi del territorio (soprattutto la Diocesi di Rieti) e non solo, che ha dato origine alla Carta di Rieti.cartadirieti

Non dimentichiamo poi la nascita di community come TerremotoCentroItalia o le altre esperienze di promozione di una cultura della resilienza, come quella promossa ad esempio dall’ANA a Campotosto (cfr. sotto il post di Massimo Alesii) nell’aprile del 2018.

Quindi dal punto di vista dei comunicatori e dei relatori pubblici, che diventi questo anniversario un’opportunità per diffondere l’approccio alla #ComunicazioneResponsabile nei #DisastriNaturali. Con la Carta di Rieti abbiamo una carta in più da giocare.

Presentata a Bologna la Carta di Rieti

Una piattaforma di linee guida per la #ComunicazioneResponsabile rivolta a giornalisti, comunicatori e manager pubblici, d’impresa e del non-profit. L’evento inserito nel percorso di avvicinamento a BledCom, Verso Bled  

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All’interno del road show “Verso Bled”, il percorso lanciato da Ferpi Lazio, è stata presentata giovedì 13 a Bologna la Carta di Rieti (www.cartadirieti.org) davanti a numerosi stakeholder in rappresentanza di settori e aree differenti.

L’incontro è servito a Biagio Oppi e Stefano Martello per presentare le linee guida della Carta di Rieti, 9 comportamenti da adottare nei disastri naturali dal punto di vista dell’informazione, della comunicazione e della gestione delle relazioni con gli stakeholder. Gli interventi verranno raccolti e sintetizzati in un poster che sarà presentato a BledCom. Toni Muzi Falconi ha introdotto i concetti capitale sociale, mentre Emilio Bonavita dell’OdG Emilia-Romagna ha descritto le principali carte deontologiche dei giornalisti.

Cos’è la Carta

Si tratta di una piattaforma molto flessibile e declinabile nei diversi ambiti di applicazione. Nove comportamenti. Nove attitudini. Da adottare, e da implementare nei contesti emergenziali derivanti da crisi naturali e ambientali, per la corretta gestione dei flussi di:

Comunicazione – le organizzazioni che comunicano sul territorio;

Informazione – il timbro narrativo funzionale al racconto sui media e sui social media;

Governo delle relazioni inteso come gestione dei flussi relazionali in entrata e in uscita con tutti i pubblici.

Per chi è

Gli attori trasversalmente interessati nella fase di Pianificazione e attivamente coinvolti nelle fasi di Contrasto e Ripresa in un contesto emergenziale derivante da crisi naturale sono: Organizzazioni profit; Organizzazioni Non profit; Enti pubblici; Media.

 La Carta di Rieti è espressamente rivolta ai Professionisti che – all’interno degli ambiti sopra indicati – si occupano di Comunicazione, Informazione e Relazioni Pubbliche.

Come utilizzarla

La Carta di Rieti può diventare uno strumento di discussione, dialogo e formazione per: Comunicatori, Giornalisti, Manager delle Organizzazioni Profit/Non-Profit, Dirigenti & Funzionari Pubblici. Alle organizzazioni di rappresentanza (ANCI, PA Social, ODG, FIMA, ManagerItalia, CSV, Comunicatori Pubblici, ecc.) Ferpi propone di sottoscrivere la Carta e sviluppare un piano specifico per il proprio ambito di competenze.

All’incontro hanno partecipato numerosi soci della delegazione emiliano-romagnola, mentre sono intervenuti: Massimo Alesii del gruppo di lavoro disastri e #ComunicazioneResponsabile; il vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna, Emilio Bonavita; Andrea Ferramola, Piera Magnatti e Paolo Longobardi di ManagerItalia; Sergio Vazzoler per conto di FIMA; Toni Muzi Falconi, Letizia Ciancio, Leonardo Nobler e Giuseppe de Lucia del gruppo di lavoro Verso Bled; Damiano Sabuzi Giuliani di Action Aid; Matteo Fortini di TerremotoCentroItalia e Assessore del Comune di Cento; Roberto Arnò di Ascom Confcommercio ReggioEmilia; Andrea Bonazzi della case editrice dei lavori relativi a disastri e #comunicazioneresponsabile Bononia University Press; Vilma Febbroni di Professional Datagest che ha ospitato l’incontro; Antonio Gotti di Studio Kiro, l’agenzia che ha realizzato la grafica e il layout dei materiale della carta e del sito web; alcuni laureandi in Scienze della Comunicazione del laboratorio Comm To Action.

Verso Bled è un’iniziativa promossa da Ferpi Lazio cui hanno aderito Università di Pavia, Associazione Innova/Fiducia, Reputation Institute, Edelman Trust Barometer, Conad, Ferpi Emilia-Romagna.