La nuova definizione PRCA di Relazioni Pubbliche: perché “l’ennesima definizione delle RP” potrebbe stimolare un’utile riflessione anche in Italia

Nel gennaio 2026 la Public Relations and Communications Association (PRCA, una delle più grandi associazioni professionali al mondo nel nostro settore https://www.prca.global/) ha avviato un confronto tra i propri soci per una nuova definizione di Relazioni Pubbliche pubblicato sul proprio sito un documento con una review articolata https://www.prca.global/sites/default/files/PRCA%20PR%20DEFINITION%20JAN%2026.pdf. Non un semplice aggiornamento terminologico, ma un atto di posizionamento strategico della disciplina.

Il presupposto è che le definizioni tradizionali non riflettono più la realtà della professione, travolta da nuove tecnologie emergenti, permacrisi, cambiamenti radicali della funzione all’interno delle organizzazioni, l’avvento dell’AI e altro ancora. Se le RP sono ancora associate principalmente alle media relations e – nel peggiore dei casi – a “spin”, oggi sappiamo che il ruolo può essere e spesso è ben più articolato e complesso.

Come si legge nel documento finale, i professionisti operano come advisor strategici, aiutando i leader a interpretare la complessità, gestire il rischio, costruire relazioni solide con gli stakeholder e generare fiducia nel lungo periodo. Come sempre quando affrontiamo documenti “aspirazionali” non dobbiamo prendere tutto come descrizione della realtà, ma utilizzare i concetti per sviluppare una conversazione, possibilmente ascoltarci vicendevolmente ed evitare di calare dall’alto etichette ready made.

La definizione: PR come disciplina di management

La definizione sintetica adottata dalla PRCA recita:

Public relations is the strategic management discipline that builds trust, enhances reputation and helps leaders interpret complexity and manage volatility – delivering measurable outcomes including stakeholder confidence, long-term value creation and commercial growth.

Il punto centrale è il riconoscimento delle RP come disciplina di management strategico. Non funzione tattica, non produzione di contenuti, ma contributo diretto alla qualità delle decisioni organizzative. Quanto risuonano le parole di Toni Muzi Falconi… 

La versione estesa rafforza questo posizionamento, introducendo esplicitamente il riferimento alla pratica etica, all’advisory a livello board, alla gestione dell’incertezza e alla creazione di impatto economico e sociale. È un cambio di paradigma: la comunicazione non come voce dell’organizzazione, ma come infrastruttura della sua legittimazione. ANche qui, risuonano parole note…

Nella definizione estesa leggiamo:  

Public relations (PR) is the strategic management discipline which enhances reputation, improves brand value, builds culture and enables organisations and individuals to achieve and maintain legitimacy with stakeholders and the public. Grounded in ethical practice, public relations builds the trust on which organisational and personal performance and lifetime customer and shareholder value depend. Through board advisory related to futures and foresights work, data and insights, stakeholder mapping and engagement, public affairs, risk preparedness, crisis management and more, the function’s value lies in supporting leaders to reduce uncertainty, interpret complexity and manage volatility. PR delivers credible two-way engagement that shapes perception, informs decision-making, supports behaviour change, builds commercial revenues and creates societal and economic impact. At its core, it works with organisations and individuals to create strong and healthy relationships with the people and groups affecting their ability to function, grow and succeed.

I nodi emersi nel dibattito

La consultazione ha fatto emergere diverse questioni rilevanti.

In primo luogo, il tema dell’etica: alcuni contributi hanno sottolineato la necessità di esplicitare il ruolo del professionista nel “challenging leadership”, non solo nel supportarla. Una presa di posizione che rafforza l’idea del comunicatore come custode reputazionale e garante di interessi più ampi, inclusi ambiente e generazioni future.

Secondo, il dibattito su “earn” vs “build” trust. Non è una questione lessicale: implica la definizione della responsabilità della funzione rispetto alla reputazione complessiva dell’organizzazione.

Infine, l’enfasi sull’orientamento multi-stakeholder: le RP vengono collocate ben oltre il marketing, dentro l’ecosistema complessivo di relazioni che determina la licence to operate.

Dieci principi per la professione contemporanea

Il documento è accompagnato da dieci principi fondativi:

  • centralità delle relazioni, non degli output;
  • credibilità guadagnata come valuta primaria;
  • advisory strategico ai massimi livelli;
  • engagement bidirezionale;
  • gestione della complessità e del rischio;
  • costruzione di valore nel lungo periodo;
  • utilizzo di dati e insight per guidare le decisioni;
  • ruolo attivo nella qualità dell’ecosistema informativo, anche nell’era dell’AI.

È un impianto che riconosce pienamente la trasformazione della disciplina in funzione di governance reputazionale. Ma a questo punto possiamo e dobbiamo riflettere e parlarne, sia internamente all’associazione sia esternamente,

Una riflessione per FERPI

L’iniziativa della PRCA è un’iniziativa di portata globale: non solo perché PRCA fa parte attivamente di Global Alliance for PR and Communication Management, come Ferpi. È un segnale per l’intera comunità professionale che da qualche anno evitava di avvitarsi nelle definizioni. Tuttavia ritengo sia utile portare questi contenuti per parlarne e capire se ci riconosciamo come comunità di soci in primis e come professionisti in secondo luogo.

In un contesto segnato da polarizzazione, disinformazione, instabilità geopolitica e disruption tecnologica, definire cosa sono oggi le Relazioni Pubbliche significa chiarire quale contributo intendiamo offrire alle organizzazioni e alla società.

La proposta PRCA afferma con forza che le RP operano a livello strategico, contribuiscono alla creazione di valore economico e sociale, sono intrinsecamente legate alla fiducia e comportano una responsabilità etica esplicita.

La domanda per noi, come comunità FERPI, non è soltanto se questa definizione sia condivisibile a livello aspirazionale.
La domanda potrebbe essere ancora più ambiziosa: siamo pronti a far vivere questo posizionamento nelle nostre organizzazioni, nei consigli di amministrazione, nei processi decisionali?

Perché definire la disciplina è importante. Ma è nella pratica quotidiana che si misura la maturità della professione.

[pubblicato su Ferpi.it il 25 febbraio 2026]

Biagio Oppi, con supporto di ChatGPT

Global Alliance annuncia i finalisti dei World Public Relations and Communication Awards 2025

Global Alliance for Public Relations and Communication Management ha annunciato i finalisti della nuova edizione dei World Public Relations and Communication Awards 2025, il riconoscimento internazionale che celebra l’eccellenza nelle relazioni pubbliche e nella comunicazione a livello globale.

L’annuncio dei finalisti è arrivato dopo un attento lavoro della giuria internazionale composta da professionisti, accademici e leader del settore. Le candidature ricevute per l’edizione 2025 sono state oltre 89, provenienti da 20 Paesi, a testimonianza della crescente rilevanza globale della comunicazione e dell’impatto crescente dei progetti sviluppati in ambito relazioni pubbliche. Un piccolo dispiacere non vedere nemmeno una campagna proveniente dall’Italia, probabilmente a causa della scarsa partecipazione, che come Ferpi dobbiamo provare a incoraggiare maggiormente.

Un premio che fotografa le trasformazioni della comunicazione globale

I World PR & Communication Awards valorizzano campagne, progetti e professionisti che si sono distinti per innovazione, etica, impatto sociale, creatività e risultati misurabili. Anche quest’anno le candidature hanno abbracciato un ampio ventaglio di ambiti: dalla diversity & inclusion alla comunicazione digitale, dall’etica ai progetti ESG, dalla reputation management all’intelligenza artificiale applicata ai processi comunicativi.

Global Alliance ha pubblicato un ringraziamento rivolto a tutte le organizzazioni partecipanti e ai giurati che hanno valutato i progetti provenienti dai cinque continenti.

Quando saranno annunciati i vincitori

I vincitori saranno resi noti online nelle prossime settimane (la data ufficiale sarà pubblicata sulla pagina dedicata).
La cerimonia ufficiale di consegna dei premi si terrà durante il World Public Relations Forum 2026 (15–21 novembre 2026 a Abuja, Nigeria).
Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito ufficiale del WPRF 2026: https://www.wprf2026.niprng.org.ng/


I finalisti dei World Public Relations and Communication Awards 2025

Di seguito la lista completa dei finalisti per ciascuna categoria.

Diversity & Inclusion Campaign

  • SheLAB | Boyner Holding A.S. | Turchia
  • The Period Dress | Tesco Stores + Istropolitana Advertising | Slovacchia
  • #NOTJUSTAGIRL: Breaking the Bias Against Women | Advocacy Partners Asia + PAGEONE | Filippine

Ethics, Integrity and Compliance

  • Integrity Week BRF 2024 | BRF SA | Brasile
  • For a Safe Home | IKEA Repubblica Ceca + ONG NeNa / proFem | Repubblica Ceca

ESG Campaign

  • Chicago River Swim | Chicago River Swim + Beth Heller Consulting | USA
  • The Period Dress | Tesco Stores + Istropolitana Advertising | Slovacchia
  • #PastiBisa Tertib Bersama | MRT Jakarta | Indonesia

Corporate Reputation

  • For a Safe Home | IKEA + ONG NeNa / proFem | Repubblica Ceca
  • SCM2: Tangible Influence and Impact | Centre for Strategic Communication Management | Australia
  • The Hack | Chain Reactions Africa | Nigeria

Trends and Communication Transformation

  • Responsible AI Guidelines | Centre for Strategic Communication Management | Australia
  • One true love, one lifetime promise | Phu Nhuan Jewelry JSC | Vietnam
  • ARAMANDA: Decoding the Neuroscience of Nigerian Yo | Chain Reactions Africa | Nigeria

Education & Training Campaign

  • Financial Education: inclusion and empowerment | BNP Paribas | Francia
  • HAILEY – Human or AI? | Nanyang Technological University (NTU) | Singapore
  • SCM1: Strategic Planning and Outcomes | Centre for Strategic Communication Management | Australia

Consumer/Customer Relations Campaign

  • Experience the Power of Slavia | SK Slavia Praha | Repubblica Ceca
  • Galaxy in the Sky Campaign | Engage Communications + Samsung Kenya + Jambojet | Kenya
  • The NaijaHighlandah Challenge | Chain Reactions Africa | Nigeria

Media Relations and Influencers Campaign

  • Bathu Khalanga | DNA Brand Architects | Sudafrica
  • Carrefour Black November Influencer Campaign | Engage Communications + Carrefour Kenya | Kenya
  • Murderous Psyche | PS:Digital + Startlab | Slovacchia

Internal Communication Campaign

  • ACMS X AMEC’s IEF | Astra International | Indonesia
  • Elf Yourself! | Flow Communications | Sudafrica
  • Next Era of Happiness: Managing Change and Employee Engagement | Chain Reactions Africa | Nigeria

Public Service Relations Campaign

  • Taming the Bull | Chain Reactions Africa | Nigeria
  • The Period Dress | Tesco Stores + Istropolitana Advertising | Slovacchia
  • #BusogLusog100: Empowering Homemakers | PAGEONE | Filippine

Not-for-profit Campaign

  • Harassment Does Not Belong on Public Transport | Konsent + Comune di Praga + PID + DPP | Repubblica Ceca
  • MPA Day 2024 | MPA Alliance + Flow Communications + OJ Communications | Sudafrica

External Event

  • Journey to Islay | Praxis PR + Suntory Global Spirits | Canada
  • National Delay Day | Czech Insurance Association + Hero & Outlaw + McCann Prague | Repubblica Ceca
  • Team SA at Davos | The Brand Leadership Group + Brand South Africa | Sudafrica

Audiovisual

  • EMEL 30th Anniversary Video | EMEL + CNN Portugal | Portogallo
  • For Those Who Move The World | BNP Paribas | Francia
  • We Go – Internal Web Series | EDP | Portogallo

Digital and Social Media

  • Communication Plan Husqvarna | USMP + LinkUp Agency | Perù
  • HAILEY – Human or AI? | NTU | Singapore
  • #BusogLusog100 | PAGEONE | Filippine

Publication

  • Communication Yearbook 2024 — The ImpAct of AI | Dircom | Spagna
  • Omni – Forward Thinking for a Smokeless World | British American Tobacco | Regno Unito
  • Overcoming Challenges and Demonstrating Value | Centre for Strategic Communication Management + Haiilo | Australia

Global Student of the Year

  • Ryan Morshed Talukder | University of Liberal Arts | Bangladesh

Global Public Relations Practitioner of the Year

  • Ana Pista | Ardent Communications | Filippine
  • Crispin Thorold | Crispin Thorold Communications | Canada
  • Sia Papageorgiou FRSA, FCSCE, SCMP | Centre for Strategic Communication Management | Australia

Global In-House PR Team of the Year

  • CARES #StartsWithMe Indonesia | PT Vale Indonesia | Indonesia
  • City of Lancaster Communications Team | FTI Consulting | USA
  • Indosat Ooredoo Hutchison – Empowering Indonesia | Indonesia

Global PR & Communications Agency of the Year

  • PAGEONE: The Powerhouse of Influence & Innovation | Filippine

Global Public Relations Association of the Year

  • Nigerian Institute of Public Relations (NIPR) | Nigeria

Global PR Academic or Educational Institution of the Year

  • RMIT University Vietnam: PR Education for Sustainability & Digitalization | Vietnam

[pubblicato su Ferpi.it il 18 febbraio 2026]

La Roman Declaration of Green Communication Responsibility: un ulteriore mattoncino per la comunicazione responsabile

Dopo il Venice Pledge sull’utilizzo responsabile dell’Intelligenza Artificiale nella comunicazione, una nuova agile bussola per i comunicatori

Ci sono momenti in cui una firma è più di un gesto formale. La sottoscrizione della Roman Declaration of Green Communication Responsibility, avvenuta durante il PR Roman Forum 2026, è uno di questi. Non perché aggiunga l’ennesimo documento al dibattito sulla sostenibilità, ma perché segna un passaggio di maturità per la nostra professione e ancora una volta FERPI è protagonista di questo passaggio.

Ho partecipato direttamente a questo momento e lo considero un ulteriore step in un percorso che, come comunicatori, non possiamo più rimandare: riconoscere che la comunicazione non è neutra, soprattutto quando parla di ambiente, sostenibilità e futuro.

La Dichiarazione nasce per colmare un vuoto evidente nei framework ESG: il ruolo specifico di chi comunica. Un vuoto che per troppo tempo ha consentito ambiguità, scorciatoie narrative e, nei casi peggiori, greenwashing. La Roman Declaration afferma invece un principio semplice e insieme esigente: la credibilità della sostenibilità passa anche – e sempre più – dalla qualità etica, metodologica e culturale della comunicazione.

In questo senso, il contributo di Sergio Vazzoler, socio FERPI ed esperto riconosciuto di CSR, è stato fondamentale. La sua visione ha aiutato a dare sostanza alla Dichiarazione, ancorandola non a slogan, ma a una lettura profonda della responsabilità d’impresa e del ruolo che la comunicazione deve assumere nel renderla autentica, verificabile e orientata all’impatto. Un contributo che riflette bene lo spirito FERPI: pensiero critico, rigore e senso del servizio alla società.

La Roman Declaration non è un manifesto ideologico né un codice prescrittivo. È, piuttosto, oltre che una dichiarazione di intenti professionali una bussola per navigare un mondo sempre più complesso: integrare l’impatto ambientale nelle strategie di comunicazione, basare messaggi e azioni su dati verificabili, rispettare i contesti culturali e territoriali, contrastare attivamente disinformazione e greenwashing. In altre parole, fare meglio il nostro lavoro.

Questo impegno si inserisce in un percorso che, come FERPI e come comunità internazionale, portiamo avanti da tempo. Con Global Alliance for Public Relations and Communication Management abbiamo lanciato lo scorso anno il Venice Pledge sull’uso responsabile dell’intelligenza artificiale nella comunicazione. Oggi, con la Roman Declaration, ribadiamo un messaggio coerente: la responsabilità non è una moda tematica, ma una postura professionale.

C’è anche una dimensione politica – nel senso più alto del termine – in questa scelta. Come ricordato durante il Forum, la perdita di controllo della narrazione su clima e sostenibilità ha contribuito a indebolire il consenso globale sugli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Negazionismo, rinvio dell’azione climatica, greenwashing e teorie del complotto prosperano anche quando la comunicazione abdica al proprio ruolo critico.

Ecco perché questa Dichiarazione chiama in causa tutti noi. Non ci chiede di essere attivisti, ma professionisti più consapevoli. Non di aderire a un copione, ma di assumere un impegno: non contribuire alla confusione, non alimentare narrazioni opportunistiche, non sacrificare la verità alla convenienza.

La Roman Declaration non risolve la crisi climatica. Ma indica con chiarezza una direzione: una comunicazione che sceglie di essere parte della soluzione. Un’ambizione che, oggi più che mai, accomuna tutti noi soci FERPI.

[pubblicato su Ferpi.it il 10 febbraio 2026]

Da Davos il report annale sulla fiducia con l’Edelman Trust Barometer 2026

Dal risentimento alla crisi dell’ “insularità
Se la parola chiave del 2025 per l’Edelman Trust Barometer era grievance quest’anno è insularity: il barometer 2026 rivela un mondo che si sta ritirando verso l’insularità. Con l’intensificarsi dell’ansia economica, delle tensioni geopolitiche e delle trasformazioni tecnologiche, le persone stanno restringendo il loro mondo a cerchie più piccole e familiari che riflettono le loro opinioni, e questo ostacola il progresso economico e sociale.

Ecco una breve sintesi del Barometer 2026 che ho realizzato con NotebookLM – che mi sembra abbastanza fedele:

Fiducia e Insularità: Come sta cambiando il nostro mondo?

In un’epoca segnata da profonde divisioni, l’ultimo rapporto di Edelman evidenzia come l’insularità stia minando la fiducia globale. Oggi, la tendenza è quella di chiudersi nel proprio “piccolo mondo”, cercando sicurezza in ciò che è familiare e diffidando di ciò che è diverso.

Ecco i punti chiave emersi dalla ricerca:


1. Il muro dell’insularità

Stiamo diventando sempre più chiusi verso l’esterno. I dati mostrano una realtà preoccupante:

  • Diffidenza verso il “diverso”: Il 70% delle persone non è disposto o esita a fidarsi di chi ha valori, fatti o background culturali differenti dai propri.
  • Poca apertura: Solo il 30% della popolazione globale rimane aperto a costruire fiducia oltre queste barriere.
  • Nazionalismo in crescita: C’è una netta preferenza per le aziende locali rispetto a quelle straniere, specialmente in mercati come Canada, Germania e Regno Unito. Addirittura, il 34% delle persone accetterebbe prezzi più alti pur di limitare l’attività di aziende straniere nel proprio Paese.

2. Un divario sociale che si approfondisce

La fiducia non è distribuita equamente e l’ottimismo per il futuro è ai minimi storici:

  • Disuguaglianza economica: Il divario di fiducia tra chi ha un reddito alto e chi lo ha basso è raddoppiato dal 2012, con gli Stati Uniti che registrano il gap più ampio (29 punti).
  • Pessimismo generazionale: Solo il 32% delle persone crede che la prossima generazione vivrà meglio della nostra, con cali drastici di ottimismo in paesi come Cina e India.

3. Nuovi “Broker” di fiducia: Il ruolo del datore di lavoro

In questo scenario, le istituzioni tradizionali (Governo e Media) stanno fallendo nel loro compito di unire le persone. Al loro posto, emergono nuove figure di riferimento:

  • Il datore di lavoro come porto sicuro: Il mio datore di lavoro è l’unica istituzione percepita come capace di costruire ponti tra gruppi in disaccordo (58% di consenso).
  • Cosa funziona in azienda: Per promuovere la fiducia, i dipendenti apprezzano la creazione di team con valori diversi (81%) e la formazione al dialogo costruttivo (80%).
  • Figure di fiducia: Scienziati (74%), insegnanti (70%) e vicini di casa (61%) restano le figure più credibili, superando di gran lunga politici e giornalisti.

Le sfide per i Leader e gli Influencer

Il rapporto sottolinea che non basta più “gestire”, bisogna essere dei “Trust Brokers” (facilitatori di fiducia).

CategoriaLa SfidaAzione Efficace
CEOEsiste un gap del 29% tra le aspettative delle persone e ciò che i leader fanno realmente per unire le persone.Consultare persone con background diversi e dialogare con i critici.
InfluencerSono porte d’accesso per mondi chiusi: il 62% di chi segue influencer lifestyle si fiderebbe di un’azienda se raccomandata da loro.Garantire autenticità e agire come ponte verso nuovi brand.

In conclusione

Il messaggio è chiaro: per superare l’isolamento, abbiamo bisogno di istituzioni e leader che non si limitino a parlare alla propria “bolla”, ma che si impegnino attivamente a facilitare il dialogo tra chi non è d’accordo.

Cosa ne pensi? Ti senti anche tu più propenso a fidarti solo della tua cerchia ristretta o cerchi ancora il confronto con chi la pensa diversamente?

Vaccini a mRNA e disinformazione. Pronti per il ‘26?

Nel dossier dell’ultimo numero de Le Scienze si parla dei vaccini a mRNA.

Uno dei temi più cari alla propaganda novax e alla disinformazione in generale. Ho personalmente dedicato gli ultimi anni a contrastare fakenews in questo ambito promuovendo insieme al mio team di comunicazione esterna in Pfizer Italia un progetto pluriennale di prebunking che ha coinvolto centinaia tra giornalisti, comunicatori, Influencer, fact checkers, editori,med altri operatori del mondo dell’informazione, studenti di comunicazione e giornalismo.

L’anno prossimo vorrei costituire una coalizione multi-stakeholder trasversale sul contrasto alla disinformazione: un tema che ritengo strategico non solo per il settore ma – in senso più ampio – per l’intero sistema democratico.

Ne parliamo nel 2026?

Rileggere McLuhan

Con la doverosa avvertenza di non lasciarsi andare al determinismo tecnologico, ha ancora senso oggi rileggere McLuhan per interpretare il presente?

Ovviamente penso che la risposta sia sì: in particolare rileggendo le prime pagine di The Gutenberg Galaxy (La Galassia Gutenberg) ho la netta impressione che possa darci diversi spunti su come far evolvere concetti chiave come quello di ‘pubblico’, soprattutto riflettendo sulla iper-frammentazione delle opinioni pubbliche di oggi e davanti all’ascesa prepotente dell’intelligenza artificiale.

Profughi. Ieri, oggi

The Relationship Recession

La copertina dell’Economist si intitola The relationship recession... leggo che c’era anche un libro intitolato The Relationship Recession: The Path to Building Meaningful Connections in a Disconnected World. Non è un caso. Il taglio è sulle coppie e sulla famiglia con la crescita esponenziale di single.

Ma in realtà il tema riguarda in maniera più ampia tutte le relazioni e il carburante che le fa funzionare: la fiducia.

La fiducia nelle persone, nella società, nelle istituzioni e nelle organizzazioni.

Comunicazione (vecchia) e fruizione dell’arte in mostre e musei

Tutte le volte che visito una mostra d’arte, in particolare quelli di pittura e scultura, rimango sempre un po’ deluso dagli apparati paratestuali, a partire dai testi delle didascalie spesso scritte in piccolo, la cartellonistica, il percorso di visita delle mostre, la mancanza di apparati che possono sfruttare le potenzialità delle nuove tecnologie come QR code, realtà aumentata, intelligenza artificiale, eccetera eccetera. Nell’ultimo mese mi è capitato di visitare sia gli Uffizi sia una mostra dedicata a de Chirico ed in entrambi i casi non ho trovato nulla a supporto della visita, che potesse essere definito tecnologicamente avanzato. Addirittura l’audioguida degli Uffizi sembra un audioguida di trent’anni fa – che ovviamente si paga.

Si tratta di un’occasione persa da parte dei musei e delle mostre d’arte:

oltre a non offrire un contenuto e una fruizione arricchita a visitatori della mia generazione e più anziani, che probabilmente percepiscono ancora questi servizi come un nice-to-have, io credo che i soggetti che non offrono un’esperienza tecnologica a fianco della normale fruizione, stanno già lasciando per strada una fetta di pubblico importante come quella delle generazioni più giovani, che danno per scontato l’utilizzo dei device per arricchire la propria esperienza e la propria fruizione dell’arte. Vivere di sola rendita (come nel caso degli Uffizi) rischia di essere pagato in maniera pesante in un futuro non troppo lontano. Non basta fare un po’ di influencer marketing per attrarre nuovi pubblici e soprattutto fidelizzarli.

Video

Mediatrends intervista BIAGIO OPPI

[Pubblicato da Mediatrends il 20 ottobre 2025]