Ascolto, la chiave per negoziare

Jack Cambria è un ex poliziotto, italo-americano 64enne di Brooklyn, pluridecorato ed ex comandante della squadra di negoziazione ostaggi della Polizia di New York).

Cambria ha scritto Parliamone (Roi Edizioni, 192 pagine, 19 euro) in cui ripercorre la sua vita professionale indicando l’ASCOLTO come strumento chiave per negoziare:

È il cuore del libro. Lei dice: «Parliamone». Perché? 
«Che senso ha fare il negoziatore se parli tu e non chi minaccia di suicidarsi o di fare del male?».

Per questo lei teorizza la regola dell’80-20. 
«Esatto. Un buon negoziatore — sia esso di una squadra speciale della polizia o un capo azienda — deve ascoltare per l’80% del tempo e parlare per il restante 20%. Solo così può capire cosa succede alla persona che ha davanti, solo così può guadagnarsi la fiducia e fargli cambiare idea».

Lei scrive che meno del 2% delle persone sono educate all’ascolto… 
«L’ascolto è una cosa che si impara, che richiede uno sforzo quotidiano, che implica un coinvolgimento partecipato mentre l’altro ti parla».

The Technoskeptic sullo #SpazioPubblico

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Cover of Summer 2019 Issue #3 The Technoskeptic

Qualche settimana fa, mentre scartabellavo tra le riviste esposte nella mitica City Lights, la libreria (e casa editrice) fondata da Lawrence Ferlinghetti, alla ricerca di AdBuster, tra un Jacobin e Z-Magazine, mi sono imbattuto in una testata intrigante, The Technoskeptic.

L’ho comprata, insieme alle altre, per rinfrescarmi un po’ il gulliver e confrontarmi con le idee che circolano dall’altra parte dell’Atlantico, e rinvigorire un po’ il mio critical thinking.

Si tratta di riviste (e spesso fondazioni) che riflettono punti di vista dell’area ‘radicale’ nordamericana.

Il numero che ho comprato [#3 Summer 2019] presenta un bel reportage del giornalista e autore Mo Lotman: States of Distraction, a national survey of device use in public, che mi sta facendo parecchio riflettere sull’impatto che l’abuso dei digital device e la dipendenza da app possono avere sullo Spazio Pubblico.

“We need only consider how the smartphone has led to the shattering of three major qualities of public space: attention, presence and consideration.”

Un tema che ha a che fare con la ComunicazioneResponsabile e con il ruolo che le relazioni pubbliche potrebbero svolgere nel riprendersi lo spazio pubblico, nel ricostruire le comunità e nel riprodurre capitale socialec.

In chiusura la recensione e un estratto di “The Age of Surveillance Capitalism: the Fight for a Human Future at the New Frontier of Power” di Shoshana Zuboff.

Il numero autunnale, #4 di The Technoskeptic è appena stato pubblicato.

Da leggere se interessati alla mission di questa piattaforma di informazione:

The Technoskeptic offers intelligent technology criticism. Our mission is to promote awareness, critical thinking, and social change around the use and impact of technology on society and the environment.

 

 

Carosello. Pubblicità e Televisione 1957-1977

cavandoliAlla Fondazione Magnani-Rocca si apre un nuovo capitolo nell’indagine della storia della Pubblicità in Italia.
La mostra “Carosello. Pubblicità e Televisione 1957-1977” – allestita alla Villa dei Capolavori, sede della Fondazione a Mamiano di Traversetolo presso Parma dal 7 settembre all’8 dicembre 2019 – segue infatti dopo due anni la prima esposizione dedicata alla storia della pubblicità dal 1890 al 1957, che fu l’occasione per ripercorrere la nascita e l’evoluzione della comunicazione pubblicitaria e in particolare del manifesto, permettendo al visitatore di comprenderne la genesi, dai primi schizzi ai bozzetti, fino al manifesto stampato. Se in quella prima tappa della storia della pubblicità fu possibile ammirare le creazioni di cartellonisti come  Leonetto Cappiello, Sepo, Marcello Dudovich o Plinio Codognato – per citarne alcuni tra i principali – questa nuova occasione espositiva permette di continuare a seguire l’evoluzione della storia della grafica pubblicitaria e del manifesto con grandi designer come Armando TestaErberto Carboni, Raymond Savignac, Giancarlo IliprandiPino Tovaglia, affiancandola a un nuovo media – la televisione – che con Carosello mosse i primi passi nel mondo della pubblicità.
Il visitatore quindi troverà tantissimi, celebri manifesti di quel periodo, affiancati ai bozzetti e agli schizzi, e insieme avrà la possibilità, grazie a una serie di schermi distribuiti nelle sale espositive, di ripercorre l’unicità e l’innovazione degli inserti pubblicitari di Carosello, vincolati al tempo a rigide regole di novità e lunghezza. Si scoprirà così l’universo dei personaggi animati che sono nati con la televisione, come La Linea di Osvaldo Cavandoli, Re Artù di Marco Biassoni, Calimero di Pagot o Angelino di Paul Campani, fino alla moltitudine di personaggi nati dalla matita di Gino Gavioli. Bozzetti, schizzi, rodovetri, storyboard sono gli elementi a complemento della serie di cartoni animati presentati in mostra a cui si aggiungono gli inserti pubblicitari in cui sono protagonisti i più importanti cantanti dell’epoca da Mina (Barilla) a Frank Sinatra, da Patty PravoOrnella Vanoni e Gianni Morandi o grandi attori come TotòAlberto SordiVirna LisiVittorio Gassman e grandi registi come Luciano EmmerMauro BologniniEttore Scola, i fratelli Taviani, oltre a personaggi tv popolarissimi come Mike BongiornoPippo BaudoRaffella CarràSandra Mondaini e Raimondo Vianello.

La cultura di massa – Una selezione dei più importanti oggetti promozionali dell’epoca come l’ippopotamo Pippo, o i gonfiabili di Camillo il Coccodrillo, della Mucca Carolina, di Susanna tutta Panna completano la presentazione della pubblicità dei primi trenta anni della seconda metà del Novecento. Carosello, infatti, ebbe successo anche perché creò e impose i suoi caratteristici personaggi. Umberto Eco all’epoca sosteneva, nel saggio Ciò che non sappiamo della pubblicità televisiva, che si trattava di personaggi ambigui ed esili, di personaggi cioè che, a differenza degli eroi e dei personaggi mitologici tradizionali, non erano «portatori di un’idea» e avevano perso «la nozione di ciò che dovevano simboleggiare». Eppure, forse proprio grazie a questa loro apparente debolezza comunicativa, tali personaggi hanno saputo integrarsi efficacemente con la cultura di massa della società italiana. Hanno saputo cioè diventare vere e proprie “icone”, esseri senza profondità, spesso, come ha sottolineato lo stesso Eco, anche indipendentemente dai prodotti da cui erano nati.

La fiabesca rivoluzione dei consumi – La pubblicità di quel periodo – dal 1957 al 1977, non solo televisiva – introdusse una vera e propria rivoluzione nel patrimonio culturale e visivo di tutti. Carosello era trasmesso in bianco e nero, ma per gli italiani era ricco di colori. Aveva infatti i colori del consumo, i colori di un nuovo mondo di beni luccicanti che si presentavano per la prima volta sulla scena sociale: lavatrici, frigoriferi, automobili, alimenti in scatola, etc.
Carosello non era semplicemente pubblicità, ma un paesaggio fiabesco dove regnavano la felicità e il benessere, un paesaggio estremamente affascinante per una popolazione come quella italiana che proveniva da un lungo periodo di disagi e povertà. Un paesaggio onirico che esercitava un effetto particolare nei piccoli paesi, nelle campagne e nelle regioni più arretrate, dove rendeva legittimo l’abbandono di quell’etica della rinuncia che apparteneva alla vecchia cultura contadina, in favore dell’opulenza della città e dei suoi beni di consumo. Carosello, dunque, ha insegnato a vivere la modernità del mondo dell’industria, ha insegnato cioè che esistevano dei nuovi beni senza i quali non ci si poteva sentire parte a pieno diritto del nuovo modello sociale urbano, industriale e moderno. E ha insegnato anche come tali beni andavano impiegati e collocati all’interno del modo di vita di ciascuno.
Seppure vincolato dalle rigide norme imposte dalla Rai puritana dell’epoca, ha comunque potuto mostrare le gratificazioni e le diverse fonti di piacere che erano contenute nei nuovi beni di consumo. Forse non è un caso che a Carosello lavorassero insieme i migliori creativi e le migliori intelligenze del teatro e del cinema italiano dell’epoca.

Le collaborazioni – L’esposizione, fra gli altri contributi, si avvale della collaborazione col prestito di un importante numero di bozzetti originali e manifesti di Carboni, Iliprandi, Testa, Tovaglia del Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell’Università di Parma, e di manifesti d’epoca del Museo nazionale Collezione Salce di Treviso e della Collezione Alessandro Bellenda – Galleria L’IMAGE, Alassio (SV), della Fondazione Luigi Micheletti di Brescia, di archivi aziendali e di importanti collezioni private. Per tutta la parte filmica si avvale del contributo dell’Archivio Generale Audiovisivo della Pubblicità Italiana e del personale apporto del suo Fondatore e Direttore, lo storico della pubblicità Emmanuel Grossi.

La mostra e il catalogo – La mostra – a cura di Dario Cimorelli, cultore di storia della pubblicità, e Stefano Roffi, direttore scientifico della Fondazione, come il precedente capitolo dedicato alla pubblicità del periodo 1890-1957 – è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, dove, oltre ai saggi dei curatori e alla riproduzione di tutte le opere esposte, vengono ripubblicati testi fondamentali di Omar Calabrese su Carosello e su Armando Testa, a cui vengono affiancati nuovi testi di Emmanuel Grossi su cinema, musica e animazione in rapporto a Carosello, Roberto Lacarbonara sull’attività di Pino Pascali in ambito pubblicitario, Stefano Bulgarelli sulla Scuola modenese di Carosello.

CAROSELLO. Pubblicità e Televisione 1957-1977
Fondazione Magnani-Rocca, via Fondazione Magnani-Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 7 settembre all’8 dicembre 2019.  Aperto anche tutti i festivi. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Aperto anche 1° novembre e 8 dicembre. Lunedì chiuso.
Ingresso: € 12,00 valido anche per le raccolte permanenti – € 10,00 per gruppi di almeno venti persone – € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148  info@magnanirocca.it  www.magnanirocca.it
Il sabato ore 16.00 e la domenica e festivi ore 11.30, 15.30, 16.30, visita alla mostra con guida specializzata; è possibile prenotare via mail a segreteria@magnanirocca.it , oppure presentarsi all’ingresso del museo fino a esaurimento posti; costo € 17,00 (ingresso e guida).
Presentando il biglietto d’ingresso della Fondazione è possibile visitare lo Csac a prezzo scontato www.csacparma.it.
Mostra e Catalogo (Silvana Editoriale) a cura di Dario Cimorelli e Stefano Roffi,
saggi in catalogo di Omar Calabrese, Stefano Bulgarelli, Dario Cimorelli, Emmanuel Grossi, Roberto Lacarbonara, Stefano Roffi.
Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Stefania Bertelli  gestione1@studioesseci.net  tel. 049 663499

La mostra è realizzata grazie al contributo di:
FONDAZIONE CARIPARMA, CRÉDIT AGRICOLE ITALIA.
Media partner: Gazzetta di Parma.
Con la collaborazione di: AXA XL Art & Lifestyle, parte di AXA XL, divisione di AXA, e di Aon
Angeli Cornici, Cavazzoni Associati, Fattorie Canossa, Società per la Mobilità e il Trasporto Pubblico.

Tre anni dopo. Una Carta in più

copertina Call to actionDomani sarà il terzo anniversario del terremoto del centro-Italia. In realtà si tratterà del terzo anniversario della prima scossa di una serie di terremoti che hanno sconvolto il centro-Italia tra agosto 2016 e gennaio 2017.

I reportage che hanno cominciato a circolare in questi giorni sui mezzi di informazione, si focalizzano principalmente su ciò che non ha funzionato: si tratta del “topos” mediatico per eccellenza nel racconto dei disastri naturali. La mancata ricostruzione, le inefficienze dell’ “apparato statale”, le comunità disgregate, e così via…

La narrazione positiva dei territori, ciò che è stato invece realizzato e i risultati ottenuti, tende invece a scomparire. L’ovvia motivazione è che la “bad news” è una good news in termini di audience, o si presume lo sia: è la stampa bellezza!

Tuttavia per controbilanciare questa narrazione, una responsabilità cruciale tocca a chi deve mettere in moto questa narrazione positiva che, come abbiamo visto nel caso del terremoto dell’Emilia, ha la capacità di:

  • stimolando lo spirito di emulazione, innescare una spirale positiva nelle comunità colpite e incoraggiare la resilienza;
  • consolidare o migliorare addirittura la brand awareness e la reputazione di un territorio (esempio del Distretto Biomedicale) attraendo così ulteriori investimenti
  • alimentare il capitale sociale, come abbiamo cercato di dimostrare nel paper presentato a BledCom all’inizio di luglio.

 

Dal punto di vista delle relazioni pubbliche, uno degli aspetti positivi nella fase di ricostruzione immateriale post-terremoto centro-Italia è stato lo sforzo di riflessione, insieme a tanti colleghi e soggetti attivi del territorio (soprattutto la Diocesi di Rieti) e non solo, che ha dato origine alla Carta di Rieti.cartadirieti

Non dimentichiamo poi la nascita di community come TerremotoCentroItalia o le altre esperienze di promozione di una cultura della resilienza, come quella promossa ad esempio dall’ANA a Campotosto (cfr. sotto il post di Massimo Alesii) nell’aprile del 2018.

Quindi dal punto di vista dei comunicatori e dei relatori pubblici, che diventi questo anniversario un’opportunità per diffondere l’approccio alla #ComunicazioneResponsabile nei #DisastriNaturali. Con la Carta di Rieti abbiamo una carta in più da giocare.

The Red Side of Change

cover-methodos-lowNon sono un appassionato di libri d’impresa e solitamente ne leggo pochi, ma quelli che hanno a che fare con società di comunicazione/relazioni pubbliche/ pubblicità o personaggi di queste discipline mi interessano da sempre.

Sto leggendo, grazie alla mia ex-collega Carlotta Menghini, The Red Side of Change – Storia di una società fatta per cambiare di Francesco SamoréEd. EGEA-SDA Bocconi. (casa editrice d’eccellenza, ma cui suggerirei di farsi indicizzare un po’ meglio sui motori di ricerca) che racconta 40 anni di storia di Methodos S.p.A. la società di consulenza fondata da Giorgio dal mare e Toni Muzi Falconi.

Oltre al percorso di uomini e donne di grandissime competenze e intelligenze che il libro racconta, sto trovando interessantissimo il percorso sull’evoluzione della comunicazione interna da un lato e tutta la sezione di change management. Se vi capita, merita.

Scheda: Un viaggio. Una storia che racconta in che modo le aziende - e la società italiana tutta - sono state e sono in grado di interpretare il contesto nel quale operano, di evolvere, di cambiare. Nell'opera trovano voce grandi organizzazioni italiane e internazionali che hanno percorso questo viaggio anche con Methodos, società di consulenza che compie 40 anni e che nel cambiamento definisce la propria essenza. Donne e uomini, imprese che hanno lavorato anche cogliendo in anticipo i trend di scenario, le dinamiche che le hanno coinvolte, i macro-temi che hanno definito e definiscono il loro "fare business". Questo cammino condiviso descrive come macro aree tipiche del mondo organizzativo - tra le quali leadership, learning organization, comunicazione, cultura! change management, stakeholder governance - si siano evolute e segnino la trasformazione del contesto nel tempo: anni Ottanta, anni Novanta, primi Duemila, l'oggi. Con uno sguardo già proiettato al futuro. Nella storia di Methodos e di tutta la nostra società. Prefazione di Carlo Alberto Carnevale Maffè.

 

Il giorno del cambiamento [mediatico]

Alcuni appunti al volo, ancora da sistematizzare, sulla giornata di ieri.

Al di là dei contenuti e di ciò che è accaduto in termini strettamente politici, credo che la giornata di ieri abbia rappresentato un momento chiave di trasformazione dal punto di vista della comunicazione e dell’informazione politica.

Abbiamo assistito a un evento quasi unico ad oggi nella storia della Repubblica: la discussione parlamentare di una Mozione di Sfiducia al Governo (che pochi di noi credo abbiano mai seguito per intero) in diretta TV/Streaming. Il tutto senza una regia e  una mediazione, ma con relativa cornice di commenti

Non credo che l’evento sia stato immaginato e disegnato da qualche collega comunicatore politico; tanto che ieri Conte, Salvini, Di Maio e Renzi mi sono sembrati impreparati a sfruttare appieno la piattaforma info-comunicativa che avevano a disposizione… e probabilmente lo si è visto. Per tanti versi mi è sembrata molto simile all’esperienza del Processo Mani Pulite, quando i politici della Prima Repubblica in aula non sapevano come comportarsi. Gli esiti e gli effetti sull’elettorato e sul processo di ricomposizione della crisi li vedremo nei prossimi giorni, ma non possiamo non rilevare alcune opportunità comunicative mancate:

Alla buona prima parte, l’arringa dell’Avvocato del Popolo, è mancata una seconda parte programmatica solida.

Di Maio silente (e gaudente).

Lo spaesamento di Salvini: di luogo (sto qui, vado là?) e di ruolo (sono Ministro, sono il Capitano?). Il discorso di difesa completamente impostato sulle modalità e sui temi abituali di comunicazione televisiva/social.

L’attacco di Renzi, sicuramente a livello retorico ben argomentato ma – conoscendo le capacità dell’uomo – senza la consapevolezza di essere protagonista di un evento mediatico di questa portata.

Forse solo la chiusura alle 20.00 con la presa in carico di responsabilità da parte di Conte, in prima serata in diretta TV, ha avuto la potenza comunicativa che l’evento meritava.

L’unicità dell’evento è stata anche caratterizzata da altri aspetti:

  • dal fatto che abbiamo visto i principali leader politici nel loro ambiente di lavoro naturale, il Parlamento, e non più in uno studio televisivo o su una piattaforma social. Una cosa a cui non siamo praticametne abituati;
  • li abbiamo visti argomentare (o non dire nulla come nel caso di Di Maio) in una diretta ibrida: più o meno tutti noi abbiamo utilizzato un po’ lo streaming e un po’ la televisione;
  • i social (dai sistemi di messaggistica come Whatspp a Twitter) sono diventati un apparato di contesto e di interpretazione collettiva;
  • l’audience doppia, i senatori in aula e gli spettatori a casa, che non ha permesso la semplificazione del linguaggio tipica dell’approccio populista..

Ieri secondo me, ci siamo resi conto che i social media non esauriscono la comunicazione politica e che le nuove tecnologie ci offrono opportunità di trasparenza e informazione che non abbiamo ancora sfruttato. ma vanno regolamentate…

PER IL FUTURO

Io credo che in una riforma del sistema parlamentare andrebbe tenuto presente, come fondamentale azione di trasparenza, un momento (o più momenti) simili a quello a cui abbiamo assistito ieri. Pur esistendo una TV di senato e camera, credo andrebbe ideato e formalizzato un evento Parlamentare trasmesso in diretta TV e streaming web, in cui si rendicontino le cose fatte e si argomentino le posizioni su determinati passaggi parlamentari. Un momento, programmato e definito, di rendicontazione trasparente in cui si levi la foschia che a volte avvolge i Palazzi.

Si tratterebbe, al di là di certa retorica partecipativa, di una opportunità unica di informazione diretta e comunicazione responsabile, nonché quindi di vera partecipazione.