La professione deve crescere lateralmente. Gli spunti di Richard Edelman

Segnalo due passaggi in particolare:

What do we need to elevate the profession? That means, for example, to be recognized as a C-Suite function.

The profession must grow laterally, to incorporate aspects of supply chain advisory (Sustainability), of Diversity and Inclusion (HR), of ESG (Finance). We are the conductors of the symphony.

(Richard Edelman)

Incollo di seguito un pezzo di traduzione dell’interessante intervista di Josè Manuel Velasco – past chair di Global Alliance – a Richard Edelman.

Nell’ambito del Global PR & Communications Month, la serie Deep Talks with Global Public Relations Leaders è lieta di avere come primo intervistato Richard Edelman #PRCommsMonth

Ho incontrato Richard Edelman per la prima volta a Madrid nel febbraio 2017. È stato proprio lui l’ispirazione per il primo summit etico della professione organizzato dalla Global Alliance for Public Relations and Communication Management. Stavamo rispondendo alla sua richiesta di riarmo morale dopo lo scandalo che ha coinvolto l’agenzia Bell Pottinger. Il suo impegno per l’integrità professionale è evidente in molte delle frasi che ci fornisce durante questa intervista, tra le altre che “l’essenza delle pubbliche relazioni deve essere la trasparenza sulla fonte di finanziamento, sull’obiettivo e sul pubblico”.

Richard è un leader del settore delle relazioni pubbliche non solo per aver gestito la più grande agenzia del mondo, ma soprattutto per aver condiviso i suoi pensieri. È un lusso iniziare con lui questa serie di interviste ai leader mondiali del settore delle relazioni pubbliche e della comunicazione, con l’obiettivo di nutrirci di idee che contribuiscano a elevare questa professione, più che mai necessaria per affrontare le sfide affrontate da organizzazioni nel secolo della digitalizzazione.

José Manuel Velasco (JMV): Hai un forte background familiare nel settore delle pubbliche relazioni. Ma perché sei diventato un professionista delle pubbliche relazioni?

Richard Edelman (RE): Sono cresciuto con l’azienda. Mio padre portava clienti a cena, da Charlie Lubin, il fondatore di Sara Lee Bakery, al re dei popcorn Orville Redenbacher. Ma sarei diventato un uomo d’affari o un politico. Sono entrato nelle RP perché mio padre non voleva vendere l’azienda a DDB Advertising nel 1978. Eccomi qua 43 anni dopo.

JMV: Potresti condividere un racconto o un aneddoto relativo alla tua vocazione?

RE: Abbiamo dato un suggerimento al CEO di Unilever US Fabian Garcia nei giorni più bui del COVID-19: organizzare una giornata di servizio, in cui le persone di Unilever donassero tutta la produzione delle fabbriche a coloro che hanno fame e bisogno. L’abbiamo organizzato in otto settimane, con partner di vendita al dettaglio e organizzazioni di soccorso. Sogna in grande e rendi concreti i tuoi sogni.

JMV: Cosa ti dà la professione di RP?

RE: Le RP mi hanno consentito il matrimonio delle mie due passioni, affari e public policy. Possiamo apportare cambiamenti sostanziali nel mondo guadagnando il sostegno pubblico.

JMV: Per favore, definisci lo scopo della professione di RP.

RE: Dobbiamo fornire informazioni di alta qualità che consentano alle persone di prendere decisioni corrette. La verità è al centro di ciò che facciamo.

JMV: In alcuni paesi chiamiamo la funzione “comunicazione”; in altri, “pubbliche relazioni”. Vedete differenze o entrambi sono lo stesso lavoro?

RE: Considero la comunicazione parte del processo di PR. Dobbiamo essere prima strateghi e consiglieri, poi comunicare.

JMV: Come dovremmo affrontare l’etica nella comunicazione?

RE: L’essenza delle RP deve essere la trasparenza sulla fonte di finanziamento, sull’obiettivo e sul pubblico.

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Elezioni 2021

Due dati appaiono piuttosto evidenti dai risultati di queste elezioni:

  • Elevato astensionismo, diffuso in tutt’Italia e in centro maggiori e minori
  • Scadente performance di Lega e M5S

Credo che entrambi abbiano a che fare con temi di comunicazione (politica) e reazioni pubbliche.

Da un lato c’è un evidente e progressivo disamoramento nei confronti della politica e un disincanto quasi rassegnato, che credo possa essere spiegato in parte dal crollo di fiducia nei politici e in parte dall’incapacità di creare uno slancio ‘positivo’ verso la politica.

Dall’altro i partiti e i leader politici sembrano comportarsi sempre più come oggetti di consumo seguendo quasi pedissequamente la curva del ciclo di vita dei prodotti, con una velocità iperaccelerata (4-5 anni). Pensiamo a Salvini e ai 5S, ma anche ai casi di Renzi e Berlusconi prima. Non è che ciò possa essere parzialmente collegato alla sovraesposizione mediatica e quindi alla loro quasi-mutazione in prodotti di entartainment?

In entrambi i casi mi sembra ci siano ampi spazi per chi sia in grado di praticare una comunicazione responsabile e una più profonda attività di relazioni pubbliche.

Enjoy World Press Freedom Day 2021!

Information as a public good

#WorldPressFreedomDay

Oggi è la Giornata Mondiale della Stampa Libera ed il tema 2021 è l’informazione come bene comune. Non credo sia una ricorrenza molto presa sul serio, o almeno non abbastanza quanto servirebbe, ma ci offre la possibilità di una riflessione.

Come comunicatori e professionisti di relazioni pubbliche abbiamo tutto l’interesse che la stampa e il mondo dell’informazione recuperino autorevolezza e riescano a proporre un’offerta qualitativa adeguata. Il crollo di fiducia nei mezzi di informazione e le pseudoverità dilaganti minano le fondamenta del nostro mestiere.

Sono numerose le sfide che il mondo dell’informazione ha davanti ed essendo i giornalisti tra i nostri stakeholder prioritari, dovremmo cercare di supportarli in questo momento di grande difficoltà. In questa giornata auguro ai giornalisti il meglio e voglio ricordare alcuni esempi di ottimo giornalismo che mi è capitato di incontrare e che seguo appassionatamente, segnalandoli oggi ai miei studenti di comunicazione:

  • IL POSThttps://www.ilpost.it/ – per la capacità di fornire un’informazione oggettiva e sempre curata;
  • OPEN https://www.open.online/ – per lo sforzo di rivolgersi alle generazioni più giovani con un taglio e un approccio di qualità
  • Will Mediahttps://willmedia.it/ – per l’approccio innovativo che permette a tanti non fruitori di giornalismo tradizoionale di essere informati regolarmente

Scaricabile a questo link il concept del World Press Freedom Day 2021 Information as a public good: https://en.unesco.org/sites/default/files/wpfd_2021_concept_note_en.pdf

LA MALA COMUNICACIÒN… EL PROYECTO FRACASA EN 48 HORAS.

Al di là di considerazioni molto elementari – già dette e scritte da chi il calcio lo segue davvero da anni – sul fatto che la UEFA non funziona bene, sul fatto che la Champions League non è più la vecchia Coppa dei Campioni, sul calcio come spettacolo televisivo e business, ci sono anche alcune considerazioni meramente comunicative.

SUPER RIDICULO titola MARCA il quotidiano sportivo spagnolo. Ed effettivamente super-ridicola sembra proprio la gestione dilettantistica della strategia di comunicazione e gestione delle relazioni. E comunque a chi si occupa di relazioni pubbliche può servire come spunto di riflessione e lesson (to be) learned.

  1. Preparazione. Anzitutto non è stato preparato il terreno nell’opinione pubblica, la UEFA ha sbagliato tantissimo in questi anni e si poteva fare una campagna di pre-lancio aprendo un dibattito pubblico sullo stato attuale del calcio, con cui lavorare in negativo per raccogliere il malcontento anche con una campagna media strutturata e in positivo per costruire entusiasmo;
  2. Stakeholder management. non c’è stato un endorsement positivo da parte di politica, economia, società, anzi tutte le opinioni di leader politici e grandi opionisti sono state negative: questo significa che nessun grande opinion leader e decision maker era stato coinvolto e ingaggiato preventivamente
  3. Simboli. La proposta ha come leader i due presidente meno “simpatici” ed “empatici” che il calcio conosca; forse identificare un simbolo dle calcio del passato come portabandiera avrebbe aiutato?
  4. Purpose. Giustificare l’operazione in meri termini economici senza partire con un razionale (si direbbe un purpose) incentrato sulla passione, sulla sostenibilità, sul legame con il tifo, sullo spettacolo, è tecnicamente un epic fail;
  5. Ascolto. I tifosi non sono stati ascoltati in anticipo e se anche è prevedibile la reazione degli esclusi, avere contro per primi i propri tifosi è un suicidio;
  6. Comunità. Completamente ignorato il senso di appartenenza alle comunità, di cui in pandemia c’è un bisogno al cubo, che prima che virtual community sono nel calcio comunità locali legate a campanili e territori.
  7. Marketing. Infine il consumer journey NFL / NBA, cui ci si è ispirati, è lontano anni luce da quello del tifoso di calcio europeo – molto più simile è quello dell’Eurolega di basket, che però ha un impatto politico-economico totalmente diverso

PS: no comment sull’intervista (in ritardo) a Repubblica.

E se dessimo più spazio ai giornalisti medico-scientifici e ai divulgatori?

Nei giorni scorsi a seguito della morte di due persone che nei giorni precedenti erano state vaccinate, è scoppiato il panico sul vaccino AstraZeneca. Disdette a migliaia, polemiche sull’azienda, polemiche sugli enti regolatori, giornali che titolano in maniera allarmistica, dibattiti tra opinionisti più o meno titolati su sicurezza e vaccini. E ovviamente la share of voice dei NOVAX che s’impenna.

Come su altri temi medico-scientifici prima, anche qui due linguaggi e due modi diversi di fare informazione e comunicazione si mischiano, lasciando purtroppo l’opinione pubblica disorientata.

Il linguaggio della medicina e della scienza, per cui 2 morti su milioni di dosi inoculate, rappresentano ovviamente una percentuale insignificante; il linguaggio e la conversazione del sistema dell’informazione e dei media che raccontando la storia di due persone strappate alla vita, delle loro famiglie lasciate sole, dell’ingiustizia del destino, trasformano due casi in un fenomeno molto più impattante dei 300 e passa morti (anonimi) al giorno cui ormai ci siamo tutti abituati. Nella stessa piazza, quella pubblica che mixa media e social media, giornalismo e opinioni so, ecochambers e disinformazione, il linguaggio della medicina viene relegato in un angolino e puntualmente sconfitto.

In questo senso, mi stupisco che nelle trasmissioni più popolari in Radio e TV non vengano quasi mai chiamati a parlare di vaccini i giornalisti medico-scientifici e si continuino a intervistare giornalisti-opinionisti di altri settori e medici/ricercatori – peraltro interrogandoli su temi di attualità, non dando loro il tempo di argomentare, ma intrappolandoli in talk show assai poco approfonditi.

I giornalisti medico-scientifici e i divulgatori scientifici, che hanno la capacità di mediare tra temi tecnicamente difficili come la scienza e audience poco preparate e (naturalmente) empatiche, potrebbero aiutare a una migliore comprensione ed evitare l’isteria collettiva che ci sta contagiando inesorabilmente. Come il virus.

#COMMSTRANSFORMATION: trend internazionali e trasformazioni nella comunicazione.

18 marzo ore 18.00 (in inglese) – webinar di Global Alliance

Global Alliance for Public Relations and Communication Management & COM-ENT – Communication & Entreprise (la nostra consorella francese) organizzano il webinar sui trend e sulle trasformazioni del nostro settore, offrendo la prospettiva internazionale di diverse associazioni europee.

Il webinar in diretta sarà trasmesso in streaming giovedì 18 marzo 2021, alle 18:00 CET / 17:00 GMT.

Attorno al tavolo (virtuale), i presidenti e i leader di sei organizzazioni europee di comunicazione provenienti da Francia, Germania, Italia, Polonia, Portogallo e Spagna, si riuniranno per discutere del futuro della nostra professione. Moderato da Silvia Arto, presidente del board europeo di Global Alliance e membro di COM-ENT,  #COMMSTRANSFORMATION sarà un’occasione unica per comprendere meglio le tendenze e le trasformazioni che attualmente sfidano e interessano i professionisti della comunicazione e delle pubbliche relazioni a livello globale.
Per registrarsi : https://app.livestorm.co/com-ent/tendances-et-transformations-internationales-de-la-communication?type=detailed


Il Mese di Global dedicato ai trend globali e alla trasformazione della comunicazione


La crescente importanza della sostenibilità, della responsabilità sociale e della coscienza collettiva, mette in evidenza l’impatto del nostro settore sull’ambiente ma anche sulle questioni sociali. Lo sviluppo della tecnologia e degli strumenti digitali sta trasformando la nostra professione, i nostri obiettivi scopi, il nostro ruolo nelle organizzazioni e le stesse metodologie di intervento.

Il settore della comunicazione e delle relazioni pubbliche può offrire risposte alle preoccupazioni delle comunità? Può spingere e avviare cambiamenti positivi nei modelli di business e nelle organizzazioni? Il nostro settore è una funzione esecutiva in grado di guidare strategie di lungo termine per accompagnare la trasformazione organizzativa, ambientale e sociale; allo stesso tempo è spesso anche chiamata ad implementare azioni di breve termine per gestire situazioni di crisi e supportare efficacemente il business quotidiano, diventando così cruciale nella gestione delle informazioni e delle relazioni con gli stakeholder. Pertanto, affrontare le tendenze che trasformano la nostra professione collettivamente durante questo mese dedicato da Global Alliance ai trend globali e trasformazione della comunicazione fornirà ai colleghi soluzioni ed esempi ad alto impatto, una migliore comprensione delle sfide che ci attendono e un approccio comune per adattarsi alla nuova normalità, guidare un cambiamento positivo e costruire un futuro migliore.

La professione più rosa, la professione più bella. Grazie e Auguri!

Le relazioni pubblica e la comunicazione d’impresa sono una professione che sta diventando sempre più rosa. Si dice da anni e lo possiamo concretamente sperimentare ogni giorno.

Negli Stati Uniti addirittura, ci segnalava la nostra collega e direttrice del Public Relations Museum di New York, Shelley Spector (qui l’International Ferpi Talk dedicato a Inclusion & diversity), la questione della diversità di genere è aperta: non ci sono ormai più maschi che pratichino le relazioni pubbliche. Nei team, ai corsi e nelle agenzie praticamente sono tutte donne.

Ed effettivamente questa testimonianza che ci portava Shelley, corrisponde anche alla mia esperienza internazionale a livello internazionale, dove mi sono sempre trovato in team di comunicazione composti al 90% da donne. Ho sempre avuto come capi donne. C’è un motivo legato alla capacità di comunicare, alla capacità di gestire le relazioni, alla capacità di creare contenuti? Non lo so, credo di sì, ma andrebbe discusso. Ne abbiamo parlato anche con Silvia Arto (Global Alliance for PR) e Carola Salvato (GWPR Italy), ma non trovo il video (l’articolo Ferpi).

Tuttavia c’è una costante, anche negli States, che ci segnalava Shelley e che emergeva anche dal Talk con Carola e Silvia: spesso gli stipendi sono più bassi, spesso i capi sono uomini, soprattutto in struttura in cui vengano inglobati i Public Affairs e in agenzie di grandi dimensioni. Per questo c’è ancora strada da fare, ma in questo percorso siamo con voi. Grazie alle colleghe per aver reso migliore questa professione e auguri!

Remote/ Smart Working: l’insostituibile necessità della comunicazione interna

Articolo di Roberto Ravagnani (partner di key2people) su Il SOle 24 Ore di giovedì 18 febbraio 2021

Quello che erroneamente è stato spesso definito smart working è il più delle volte remote working, lavoro in remoto. Non è una questione meramente lessicale, ma di senso: smart tradotto in agile alle nostre latitudini, significa sgamato, furbo, intelligente ed ha quindi una connotazione positiva che lo contrappone alla vecchia modalità di fare qualcosa, in questo caso di lavorare.

Quando parliamo di lavoro in remoto e basta, senza tutta una serie di infrastrutture software e hardware che lo rendano smart, parliamo semplicemente di una diversa dislocazione fisica del lavoro che comporta tutta una serie di svantaggi.

Ci sono alcune infrastrutture che sono indispensabili per rendere smart il remote: oltre ad un organizzazione del lavoro differente, ai device e ai software necessari, la cultura aziendale, manageriale e di leadership da un lato, la comunicazione interna e le dimensioni di engagement dall’altro. Quando una di queste è carente o assente non parliamo di smart ma di remote.

Nell’interessante articolo del Sole (di Roberto Ravagnani di key2people) che ho ritagliato e postato, la modalità di lavoro smart viene accusata di ridurre la capacità d’innovazione. L’ho letto e son certo che l’autore si riferisca alla modalità remote, secondo la mia accezione. In questo caso non possiamo che dirci d’accordo: una modalità di lavoro totalmente in remoto preclude una serie di riti, attività, abitudini, fondamentali ad alimentare le relazioni, il dialogo e quindi anche la creazione di innovazione e la connessione delle intelligenze.

Il tema che mi sta molto a cuore dal punto di vista del comunicatore è l’assoluta insostituibile rilevanza che assume la comunicazione interna e la necessità che la cultura organizzativo-manageriale (aziendale e di leadership) si connoti sempre di più come comunicativa. L’organizzazione comunicativa è in grado di offrire ai suoi membri i necessari spazi di ascolto, dialogo e relazione. Questa significa anche che come comunicatori dobbiamo stimolare continuamente nei manager e nei loro collaboratori una cultura di comunicazione offrendo loro contenuti, strumenti e piattaforme di base. Ma significa anche che dobbiamo delegare e rinunciare ad una parte delle attività di comunicazione, eventualmente limitandoci a offrire linee guide e counseling.

Un passaggio che a volte non è semplice (perché significa lasciare ad altri aree che vorremmo presidiare) ma è necessario per stimolare lo sviluppo e la trasformazione in organizzazione comunicativa.

Infine ogni organizzazione complessa che voglia valorizzare lo smart working dovrà potenziare la funzione di comunicazione interna .

#FuoriCorso – Talk x studenti d comunicazione d’impresa

A partire da domani e, spero, tutti i giovedì una room di ClubHouse con gli studenti del corso di Comunicazione d’Impresa e alcuni professionisti della comunicazione e delle relazioni pubbliche.

Una chiacchierata di venti minuti sui temi di attualità della comunicazione.

Giovedì mattina alle 8,30
https://www.joinclubhouse.com/event/xnaNZJrw