Shake Ferpi Shake! [tutto insieme in un unico post]

Si avvicina l’assemblea elettorale e a parte tante chiacchiere non vedo forum in cui si discuta di contenuti e priorità per il nuovo mandato ma soprattutto per i prossimi anni di Ferpi.

A me interesserebbe conoscere i CONTENUTI prima di parlare dei CANDIDATI e lo faccio con il mio blog e i social, sperando di avere qualche reazione. Sinceramente per me i soci candidabili  – più o meno – uguali sono, ma vorrei invece avere un’idea di dove hanno intenzione di posizionare l’associazione.

  1. Anzitutto vorrei capire dai colleghi [e dai potenziali candidati] perché stiamo insieme in Ferpi e come interpretiamo le Relazioni Pubbliche.

Stiamo insieme per essere un sindacato, per fare l’associazione di tutti coloro che hanno che fare con la comunicazione, per aumentare numericamente, per visibilità personale, per avere un codice etico di riferimento, per accreditarci, ….?

Io credo che Ferpi sia l’organizzazione che ha nel suo mandato (in particolare dopo aver sottoscritto e in parte scritto il Melbourne Mandate, 2012) la promozione di una cultura delle relazioni pubbliche e della comunicazione nella società che possa portare beneficio a:

  • noi professionisti del settore (facendo advocacy & formazione) liberi professionisti, consulenti, comunicatori di azienda e uomini e donne di agenzia;
  • i futuri professionisti di RP (facendo orientamento & formazione agli studenti di oggi);
  • le organizzazioni per cui lavoriamo (migliorando il nostro contributo professionale);
  • gli stakeholder con cui interagiamo (giornalisti, decision maker, gruppi di interesse, ecc.);
  • le comunità in cui stiamo e la società in senso più ampio ( prendendo seriamente la nostra responsabilità sociale).

Ricordo che lo Statuto Ferpi recita:

L’attività professionale di Relazioni Pubbliche, unica o preminente, è definita dalla finalità di creare, di sviluppare e di gestire sistemi di relazione con i pubblici influenti sul raggiungimento degli obiettivi perseguiti da singoli, da imprese, da enti, da associazioni, da amministrazioni pubbliche e da altre organizzazioni.

Le Relazioni Pubbliche comportano attività di analisi, di ricerca e di ascolto, di progettazione e pianificazione di programmi specifici di relazione e comunicazione con i pubblici influenti nonché attività di valutazione dei risultati conseguiti.

DOMANDA: Ci identifichiamo in questa idea di RP? O riteniamo che l’associazione debba essere un conglomerato di tutte le professioni legate alla comunicazione?

2. Vorrei inoltre avere un’idea di quali priorità abbiamo per creare valore ai soci

Separarerei le priorità associativo-organizzative (accorpamento territoriale in primis) da quelle di produzione di contenuti e valore per i soci.

A me adesso non interessa tantissimo trovare metodi per reclutare decine di nuovi iscritti in tutte le nuove categorie della comunicazione, se prima non riesco a soddisfare gli attuali soci.

Agli attuali soci, che pagano la quota ogni anno, vorrei fosse offerta la possibilità di:

  • formarsi gratuitamente su programi di valore, eventualmente sviluppando un sistema di accreditamento a più livelli (ad esempio con un accreditamento simile al programma APR della PRSA o quelli della CPRA o di CIPR e seguendo il prezioso lavoro fatto da GA suGlobal Body of Knowledge project);
  • vivere la comunità internazionale delle Relazioni Pubbliche, riprendendo gli scambi con Global ALliance, con le altre associazioni nazionali, con il mondo delle RP che sta fuori dai nostri confini;
  • partecipare a programmi di ricerca e/o gruppi di lavoro/pratica come accadde con gli Stockholm Accords o il Melbourne Mandate;
  • capire in cosa consiste la legge 4/2013 e la legge 150 e come stanno cambiando;
  • pagare meno la quota [vorrei che in tre anni dimezzassimo gli importi].

3. In più vorrei… che Ferpi fosse Protagonista del nostro tempo

3.a Mi piacerebbe inioltre che ogni anno Ferpi potesse approfondire un ambito della nostra professione, producendo un Position Paper e/o un Libro Bianco che coinvolgendo i soci interessati, definisse le idee di Ferpi su specifiche materie per offrire linee guida ai giovani professionisti, per aiutare le istituzioni a definire policy sensate, per discutere insieme agli altri stakeholder di come aiutare la nostra società a migliorarsi. E ce ne sono tanti di ambiti in cui dovremmo intervenire: CSR, comunicazione politica, comunicazione ambientale, comunicazione in sanità, FakeNews, Intelligenza Artificale, Etica & Comunicazione, lobby, ecc. ecc.   

3.b Vorrei che partecipassimo ai forum globali dando il nostro punto di vista, raccontando le relazioni pubbliche italiane e mediterranee, contribuendo ad una migliore comprensione, del nostro Paese e degli altri, dando l’opprtunità di scambi e innovazione con Paesi emergenti e mercati maturi.

3.c Vorrei che quando sui media (TV e stampa) si dibatte pubblicamente di comunicazione, fake news, manipolazione, disinformazione, Ferpi fosse legittimata ad intervenire con un contributo in grado di ribadire i principi generali a cui ci ispiriamo, riportando al centro l’etica e la deontologia che i nostri codici (nazionali e internazionali) definiscono: è una responsabilità oltre che un’opportunità.

3.d Vorrei che gli asset che abbiamo possano essere valorizzati anche esternamente: Oscar di Bilancio, Inspiring PR, i lavori di Toni, il lavoro sulla CSR di Rossella, le riflessioni su disastri naturali e comunicazione responsabile, la formazione di CASP, i gruppi di lavoro su professioni e comunicazione.

e tutto ciò, senza paura di altri presunti competitor…

Secondo Post

Ho ricevuto una marea di feedback, telefonici, email, commenti, post social, ecc. Grazie a tutti, speriamo il prima (non poi) possibile di poterne parlare apertamente con tutti coloro che [senza paure e timori, di cosa poi…] vogliono contribuire con IDEE alla nostra professione, alla nostra associazione e alle comunità in cui siamo inseriti. [Ribadisco che non ho intenzione di candidarmi quindi chiunque può tranquillamente contestare, arricchire, condividere ciò che dico, senza inimicarsi alcuna cordata]

Oltre a ciò che ho già scritto nel primo post tra gli stimoli e le ulteriori riflessioni mi sento di chiedere:

4. Incontriamoci e parliamoci SU-BI-TO: online e live.

Anzitutto, una serie di incontri (4/5) sul territorio, prima che escano i candidati, per raccogliere gli stimoli e sintetizzare in un percorso di ASCOLTO STRUTTURATO le esigenze dei soci da parte delle Delegazioni Territoriali: ai colleghi delle delegazioni mi rivolgo perché sono certo abbiano tanto da dire.

Si apra una sezione/pagina del sito Ferpi (interna o esterna, moderata o non moderata – vedete voi) per dare uno spazio che non sia Facebook/Twitter/LinkedIn in cui argomentare contenuti, prima che di candidati o di persone. Lo ripeto: contenuti prima di candidati o persone. Ma ripeto anche un forum che non soffra l’effimera essenza dei social, dove più di tanto non si può scrivere e si obbedisce all’emotività del momento.

Se non viene fatto il rischio è che ci troveremo tra un paio di settimane con i candidati e i famigerati “programmi“. Dato che un po’ di anni in questa associazione li abbiamo passati, dato che un po’ di elezioni le abbiamo già vissute, dato che qualche consiglio nazionale ormai li abbiamo frequentati, posso tranquillamente affermare che i PROGRAMMI ELETTORALI in questo tipo di associazione non servono a nulla. Non esistono posizioni antitetiche, esiste il NULLA o i CONTENUTI. Quindi muoviamoci!Per essere pragmatici ed efficaci occorre identificare una serie di temi su cui concentrarsi, le priorità e su queste lavorare.

5. Volontarismo e risorse

Le risorse. Il tema del volontarismo e delle risorse economiche che solleva Daniele Chieffi (grazie Daniele) è un tema chiave dell’associazione. Proprio per questo dobbiamo concentrarci su alcuni focus e non seguire il trend degli ultimi anni di numero soci calante (siamo meno di 900 ad oggi) e morosità. Calare l’importo della quota e individuare altri modelli di business per fare ricavi sui nostri clienti attuali e sui potenziali clienti si può seriamente fare.

Ho portato qualche esempio che sarebbe utile copiare da altre associazioni simili alla nostra di altri Paesi:

Influence, il magazine di CIPR distribuito ai soci in cartaceo e in digitale a tutti, dato in outsourcing a una casa editrice specializzata in house organ associativi, proprio per trovarne una sostenibilità;
Le conferenze a pagamento delle nostre consorelle internazionali PRIA, CPRS, PRSA. Ho proposto diverse volte di candidarci per il World Public Relations Forum, avendo già trovato anche i partner per la parte congressuale e di hospitality (!!!!!!!!)
L’iniziativa Vocalias di DirCom
Le membership differenziate per livelli, individuali e aziendali presenti (CIPR, PRIA, tutte praticamente…)
L’investimento sulle risorse umane interne: quasi tutti hanno un segretario generale o un CEO (pagato) che si occupa di sviluppare l’associazione. Noi dovremmo investire sull risorse umane attualmente presenti in associazione.
L’eventuale condivisione o merge con altre associazioni per realizzare inizaitive comuni e ottimizzare gli investimenti (in Austria l’associazione delle agenzie si è fusa con l’associazione dei professionisti; in Croazia condividono la struttura organizzativa, pagando il segretario a metà).

6. Stare insieme per PIACERE PROFESSIONALE

Pensiamo a quanto è bello poter condividere esperienze professionali con i colleghi e al PIACERE dello stare insieme in associazione e investirci un po’ con coraggio:

Quando alla Giornata delle Malattie Rare, ho visto irrompere in quella che è la mia community professionale (malattie rare/sanità) la truppa di Ferpini del Lazio, con Peppe De Lucia, Giulia Pigliucci, Luigi Irioni e Vincenzo Manfredi, ho provato un’istintiva gioia nel condividere con loro l’appuntamento dell’anno.

Quando i colleghi raccontano di essere stati a Inspiring PR, descrivono un’esperienza che, oltre ai contenuti, ha coinvolto e ha restituito il piacere di stare insieme.

Quando parlo con Sergio Vazzoler, Massimo Alesii, Letizia Di Tommaso, Rossella SobrerO, Marta Bonatti, Pierluigi De Rosa, Toni Muzi Falconi e così via… di progetti di ricerca e di pratica delle relazioni pubbliche, sento di vivere la professione al di là del quotidiano. Non è quello che tutti cerchiamo in Ferpi?

Quando stai in un gruppo di lavoro per realizzare un evento, scrivere un libro, intervenire su un tema, hai la sincera voglia di condividere le tue esperienze. Facciamo leva su questo, per cambiare e affrontare i prossimi 10/15 anni per incidere con approfondimenti, conferenze e dibattiti che valorizzino il nostro PURPOSE.

7. Riformare la Governance

Il tema sollevato da Toni della durata del Presidente è molto sensato: io sarei dell’idea di indicare ogni due anni (come si fa in tante società scientifiche, ma anche in Global Alliance) un board con alcuni delegati più un chair elect, un chair in carica, e un past chair, che insieme portano avanti con continuità le attività dell’associazione, aiutano il consiglio eletto e il chair elect a capire come funziona l’associazione e ad inserirsi in un solco preciso. Chiaro è una riforma interna che va condivisa, ma riflettiamoci. Perché sta manfrina dei programmi e dei candidati contrapposti è (a mio avviso) inutile e disfunzionale.

Spero possiate contribuire e condividere le vostre idee. Abbiamo un’associazione piena di risorse intellettuali e professionisti di altissimo livello. Valorizziamoli.

 

Shake Ferpi Shake! [édue]

Ho ricevuto una marea di feedback, telefonici, email, commenti, post social, ecc. Grazie a tutti, speriamo il prima (non poi) possibile di poterne parlare apertamente con tutti coloro che [senza paure e timori, di cosa poi…] vogliono contribuire con IDEE alla nostra professione, alla nostra associazione e alle comunità in cui siamo inseriti. [Ribadisco che non ho intenzione di candidarmi quindi chiunque può tranquillamente contestare, arricchire, condividere ciò che dico, senza inimicarsi alcuna cordata]

Oltre a ciò che ho già scritto nel primo post tra gli stimoli e le ulteriori riflessioni mi sento di chiedere:

Anzitutto, una serie di incontri (4/5) sul territorio, prima che escano i candidati, per raccogliere gli stimoli e sintetizzare in un percorso di ASCOLTO STRUTTURATO le esigenze dei soci da parte delle Delegazioni Territoriali: ai colleghi delle delegazioni mi rivolgo perché sono certo abbiano tanto da dire.

1- si apra una sezione/pagina del sito Ferpi (interna o esterna, moderata o non moderata – vedete voi) per dare uno spazio che non sia Facebook/Twitter/LinkedIn in cui argomentare contenuti, prima che di candidati o di persone. Lo ripeto: contenuti prima di candidati o persone. Ma ripeto anche un forum che non soffra l’effimera essenza dei social, dove più di tanto non si può scrivere e si obbedisce all’emotività del momento.

2- Se non viene fatto il rischio è che ci troveremo tra un paio di settimane con i candidati e i famigerati “programmi“. Dato che un po’ di anni in questa associazione li abbiamo passati, dato che un po’ di elezioni le abbiamo già vissute, dato che qualche consiglio nazionale ormai li abbiamo frequentati, posso tranquillamente affermare che i PROGRAMMI ELETTORALI in questo tipo di associazione non servono a nulla. Non esistono posizioni antitetiche, esiste il NULLA o i CONTENUTI. Quindi muoviamoci!Per essere pragmatici ed efficaci occorre identificare una serie di temi su cui concentrarsi, le priorità e su queste lavorare.

3- Le risorse. Il tema del volontarismo e delle risorse economiche che solleva Daniele Chieffi (grazie Daniele) è un tema chiave dell’associazione. Proprio per questo dobbiamo concentrarci su alcuni focus e non seguire il trend degli ultimi anni di numero soci calante (siamo meno di 900 ad oggi) e morosità. Calare l’importo della quota e individuare altri modelli di business per fare ricavi sui nostri clienti attuali e sui potenziali clienti si può seriamente fare.

Ho portato qualche esempio che sarebbe utile copiare da altre associazioni simili alla nostra di altri Paesi:

  • Influence, il magazine di CIPR distribuito ai soci in cartaceo e in digitale a tutti, dato in outsourcing a una casa editrice specializzata in house organ associativi, proprio per trovarne una sostenibilità;
  • Le conferenze a pagamento delle nostre consorelle internazionali PRIA, CPRS, PRSA. Ho proposto diverse volte di candidarci per il World Public Relations Forum, avendo già trovato anche i partner per la parte congressuale e di hospitality (!!!!!!!!)
  • L’iniziativa Vocalias di DirCom
  • Le membership differenziate per livelli, individuali e aziendali presenti (CIPR, PRIA, tutte praticamente…)
  • L’investimento sulle risorse umane interne: quasi tutti hanno un segretario generale o un CEO (pagato) che si occupa di sviluppare l’associazione. Noi dovremmo investire sull risorse umane attualmente presenti in associazione.
  • L’eventuale condivisione o merge con altre associazioni per realizzare inizaitive comuni e ottimizzare gli investimenti (in Austria l’associazione delle agenzie si è fusa con l’associazione dei professionisti; in Croazia condividono la struttura organizzativa, pagando il segretario a metà).

4- Pensiamo a quanto è bello poter condividere esperienze professionali con i colleghi e al PIACERE dello stare insieme in associazione e investirci un po’ con coraggio:

Quando alla Giornata delle Malattie Rare, ho visto irrompere in quella che è la mia community professionale (malattie rare/sanità) la truppa di Ferpini del Lazio, con Peppe De Lucia, Giulia Pigliucci, Luigi Irioni e Vincenzo Manfredi, ho provato un’istintiva gioia nel condividere con loro l’appuntamento dell’anno.

Quando i colleghi raccontano di essere stati a Inspiring PR, descrivono un’esperienza che, oltre ai contenuti, ha coinvolto e ha restituito il piacere di stare insieme.

Quando parlo con Sergio Vazzoler, Massimo Alesii, Letizia Di Tommaso, Rossella Sobrer, Marta Bonatti, Pierluigi De Rosa, Toni Muzi Falconi e così via… di progetti di ricerca e di pratica delle relazioni pubbliche, sento di vivere la professione al di là del quotidiano. Non è quello che tutti cerchiamo in Ferpi?

Quando stai in un gruppo di lavoro per realizzare un evento, scrivere un libro, intervenire su un tema, hai la sincera voglia di condividere le tue esperienze. Facciamo leva su questo, per cambiare e affrontare i prossimi 10/15 anni per incidere con approfondimenti, conferenze e dibattiti che valorizzino il nostro PURPOSE.

5- il tema sollevato da Toni della durata del presidente è molto sensato: io sarei dell’idea di indicare ogni due anni (come si fa in tante società scientifiche, ma anche in Global Alliance) un board con alcuni delegati più un chair elect, un chair in carica, e un past chair, che insieme portano avanti con continuità le attività dell’associazione, aiutano il consiglio eletto e il chair elect a capire come funziona l’associazione e ad inserirsi in un solco preciso. Chiaro è una riforma interna che va condivisa, ma riflettiamoci. Perché sta manfrina dei programmi e dei candidati contrapposti è (a mio avviso) inutile e disfunzionale. 

Spero possiate contribuire e condividere le vostre idee. Abbiamo un’associazione piena di risorse intellettuali e professionisti di altissimo livello. Valorizziamoli.

Shake Ferpi Shake!

Si avvicina l’assemblea elettorale e a parte tante chiacchiere non vedo forum in cui si discuta di contenuti programmatici per il nuovo mandato.

A me interesserebbe conoscere i CONTENUTI prima di parlare dei CANDIDATI e lo faccio con il mio blog e i social, sperando di avere qualche reazione. Sinceramente per me i soci candidabili  – più o meno – uguali sono, ma vorrei invece avere un’idea di dove hanno intenzione di posizionare l’associazione.

  1. Anzitutto vorrei capire dai colleghi [e dai potenziali candidati] perché stiamo insieme in Ferpi e come interpretiamo le Relazioni Pubbliche.

Stiamo insieme per essere un sindacato, per fare l’associazione di tutti coloro che hanno che fare con la comunicazione, per aumentare numericamente, per visibilità personale, per avere un codice etico di riferimento, per accreditarci, ….?

Io credo che Ferpi sia l’organizzazione che ha nel suo mandato (in particolare dopo aver sottoscritto e in parte scritto il Melbourne Mandate, 2012) la promozione di una cultura delle relazioni pubbliche e della comunicazione nella società che possa portare beneficio a:

  • noi professionisti del settore (facendo advocacy & formazione) liberi professionisti, consulenti, comunicatori di azienda e uomini e donne di agenzia;
  • i futuri professionisti di RP (facendo orientamento & formazione agli studenti di oggi);
  • le organizzazioni per cui lavoriamo (migliorando il nostro contributo professionale);
  • gli stakeholder con cui interagiamo (giornalisti, decision maker, gruppi di interesse, ecc.);
  • le comunità in cui stiamo e la società in senso più ampio ( prendendo seriamente la nostra responsabilità sociale).

Ricordo che lo Statuto Ferpi recita:

L’attività professionale di Relazioni Pubbliche, unica o preminente, è definita dalla finalità di creare, di sviluppare e di gestire sistemi di relazione con i pubblici influenti sul raggiungimento degli obiettivi perseguiti da singoli, da imprese, da enti, da associazioni, da amministrazioni pubbliche e da altre organizzazioni.

Le Relazioni Pubbliche comportano attività di analisi, di ricerca e di ascolto, di progettazione e pianificazione di programmi specifici di relazione e comunicazione con i pubblici influenti nonché attività di valutazione dei risultati conseguiti.

Ci identifichiamo in questa idea di RP?

2. Vorrei inoltre avere un’idea di quali priorità abbiamo per creare valore ai soci

Separarerei le priorità associativo-organizzative (accorpamento territoriale in primis) da quelle di produzione di contenuti e valore per i soci.

A me adesso non interessa tantissimo trovare metodi per reclutare decine di nuovi iscritti in tutte le nuove categorie della comunicazione, se prima non riesco a soddisfare gli attuali soci.

Agli attuali soci, che pagano la quota ogni anno, vorrei fosse offerta la possibilità di:

  • formarsi gratuitamente su programi di valore, eventualmente sviluppando un sistema di accreditamento a più livelli (ad esempio con un accreditamento simile al programma APR della PRSA o quelli della CPRA o di CIPR e seguendo il prezioso lavoro fatto da GA suGlobal Body of Knowledge project);
  • vivere la comunità internazionale delle Relazioni Pubbliche, riprendendo gli scambi con Global ALliance, con le altre associazioni nazionali, con il mondo delle RP che sta fuori dai nostri confini;
  • partecipare a programmi di ricerca e/o gruppi di lavoro/pratica come accadde con gli Stockholm Accords o il Melbourne Mandate;
  • capire in cosa consiste la legge 4/2013 e la legge 150 e come stanno cambiando;
  • pagare meno la quota [vorrei che in tre anni dimezzassimo gli importi].

3. In più vorrei… che Ferpi fosse Protagonista del nostro tempo

3.a Mi piacerebbe inioltre che ogni anno Ferpi potesse approfondire un ambito della nostra professione, producendo un position Paper e/o un Libro Bianco che coinvolgendo i soci interessati, definisse le idee di Ferpi su specifiche materie per offrire linee guida ai giovani professionisti, per aiutare le istituzioni a definire policy sensate, per discutere insieme agli altri stakeholder di come aiutare la nostra società a migliorarsi. E ce ne sono tanti di ambiti in cui dovremmo intervenire: CSR, comunicazione politica, comunicazione ambientale, comunicazione in sanità, FakeNews, Intelligenza Artificale, Etica & Comunicazione, lobby, ecc. ecc.   

3.b Vorrei che partecipassimo ai forum globali dando il nostro punto di vista, raccontando le relazioni pubbliche italiane e mediterranee, contribuendo ad una migliore comprensione, del nostro Paese e degli altri, dando l’opprtunità di scambi e innovazione con Paesi emergenti e mercati maturi.

3.c Vorrei che quando sui media (TV e stampa) si dibatte pubblicamente di comunicazione, fake news, manipolazione, disinformazione, Ferpi fosse legittimata ad intervenire con un contributo in grado di ribadire i principi generali a cui ci ispiriamo, riportando al centro l’etica e la deontologia che i nostri codici (nazionali e internazionali) definiscono: è una responsabilità oltre che un’opportunità.

3.d Vorrei che gli asset che abbiamo possano essere valorizzati anche esternamente: Oscar di Bilancio, Inspiring PR, i lavori di Toni, il lavoro sulla CSR di Rossella, le riflessioni su disastri naturali e comunicazione responsabile, la formazione di CASP, i gruppi di lavoro su professioni e comunicazione.

e tutto ciò, senza paura di altri presunti competitor…

Biagio Oppi (giusto per correttezza e per evitare esercizi e retropensieri faticosi: NON CANDIDATO E NON CANDIDABILE)

 

 

Per una #ComunicazioneResponsabile [e una corretta informazione in campo alimentare]

spot-a-confronto-coi-prodotti-reali-559865_tnLe slides del mio intervento all’incontro “Sana Alimentazione – Spreco Alimentare- Pubblicità Ingannevole” del 23febbraio a RioloTerme dove abbiamo discusso insieme al dottor Fauci di #ComunicazioneResponsabile & corretta alimentazione. Dalla Pubblicità Ingannevole alle FakeNews

Edward Bernays: l’invenzione dell’American Breakfast

Fino agli anni ’20 l’american breakfast non esisteva per come la conosciamo oggi. Ecco uno degli articoli usciti sui giornali americani che hanno istituzionalizzato l’Eggs&Bacon, frutto della campagna di Edward Bernays, per il suo cliente, la Beech-Nut Packing Company.

eggs-bacon bernays article.png

In questa intervista Bernays racconta in un paio di minuti la campagna di PR a favore dell’heavy breakfast a base di Bacon & Eggs..

Perché #rileggereiclassici: Gustave Le Bon, Psicologia delle Folle

Psicologia delle Folle è il primo trattato di psicologia-sociale ad analizzare il tema della folla e dei suoi comportamenti. L’ho letto di recente, mentre mi ero accontentato di conoscerlo solo indirettamente nelle innumerevoli menzioni, contestazioni, riletture, che erano state fatte nel corso del ‘900.

Ammetto di aver sviluppato, in particolare durante gli studi universitari, un pregiudizio nei confronti di Le Bon, che oggi, nell’epoca delle “folle social”, credo di potere e dover rimuovere. In parte ciò si spiegagava con il fatto che gli studi sulla comunicazione di massa (negli anni ’90 il grande Wolf, Grandi ed Eco) erano figli del Novecento: questo ventennio del nuovo millennio ha ormai visto cambiamenti radicali.

Il testo ovviamente va letto con le lenti della contemporaneità, facendo quindi la tara a concetti, in primis quello della “razza” e alcuni altri con forti sfumature classiste/iperconservatrici che probabilmente contribuirono a marginalizzare il contributo dell’autore allo studio del fenomeno. Il fatto che la propaganda fascista e nazista, avessero largamente utilizzato il testo non ne possono inficiare la validità a priori. Infatti se si riesce però ad adoperare un’adeguata selezione dei concetti più importanti, per lunghi tratti del testo pare di leggere una riflessione sugli odierni comportamenti delle social media communities:

dalla rinuncia alla razionalità dell’individuo al concetto di prestigio situazionale dei leader (carisma degli influencer), dalle atrocità commesse in gruppo (pensiamo a hater e troll) alla necessità di comunicare per immagini e non per ragionamenti complessi, dal concetto di contagio alla subalternità della rappresentanza politica, e così via fino alla fatale attrazioni per l’uomo forte.

Scritto nel 1895 e recensito da Sorel, Freud, Lipmann, Bernays, questo volume ha avute alte

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rne fortune anche a causa del suo autore, controverso personaggio, medico, archeologo, antropologo, socio-psicologo e animatore di cenacoli politico-culturali. Alcuni contenuti adeguatamente distillati rappresentano, a mio avviso, raffigurazioni attualissime del momento di cambiamento epocale che stiamo vivendo e ancor poco capendo.

Gustave Le bon, Psicologia delle Folle

2019. PRopositi per una Comunicazione Responsabile. #2: Ascolto

#Ascolto & #AscoltoOrganizzativo &  #Askolto.

Nel 2017 e 2018 con Ferpi Emilia-Romagna abbiamo affrontato un ricco percorso sull’#AscoltoOrganizzativo insieme a colleghi e professionisti provenienti da altri settori:

Toni Muzi Falconi, Emilio Galli-Zugaro, Jim MacNamara, Federico Capeci, Giovanna Cosenza, Marianella Sclavi, Medipragma, Oxfam, Cesvot, e altri ancora, insieme all’immancabile Stefano Martello.

Una survey sui soci emiliani, tre tappe principali culminate nel corso formativo accreditato Ferpi di giugno, una campagna di sensibilizzazione sul tema insieme a Comm To Action, hanno destato molta attenzione e mi hanno convinto che il tema – oltre che essere riconosciuto come fondamentale – sia ritenuto un’urgenza su cui focalizzarsi.

Da decenni si parla di ascolto organizzativo (come dice TMF almeno fin dal modello Bernays) ma oggi nella società supercomunicativa, iperconnessa, supermonitorata, iperlistenizzata, proprio oggi ci rendiamo tutti conto di quanto sia necessario un ascolto attivo VERO, integrato al 100% nelle strategie di gestione delle relazioni con gli stakeholder, continuativo7multicanale/multistakeholder. Ce ne rendiamo conto noi comunicatori e abbiamo il compito di diffondere una genuina cultura dell’ascolto all’interno delle nostre organizzazioni, proprio per ridefinire il ruolo della comunicazione stessa, come già delineato negli Stockholm Accords, nel Melbourne Mandate e in Bulding Belief.

Quali strumenti e quali competenze per sviluppare l’AscoltoAttivo? Su questo punto il mio buon proposito 2019: vorrei impegnarmi, migliorarmi e cercare di diffondere consapevolezza.

2019. PRopositi per una Comunicazione Responsabile. #1 CartaDiRieti

#1 – La Carta di Rieti

Il mio primo proposito per l’anno nuovo riguarda la #ComunicazioneResponsabile in caso di #DisastriNaturali: mi auguro che il 2019 possa vedere la definizione e la condivisione di quella che – insieme al gruppo di lavoro – abbiamo chiamato la Carta di Rieti, un documento in cui identificare una serie di principi per una comunicazione responsabile durante i disastri naturali.

Dopo le due edizioni (2016 e 2017) di Disastri Ncopertina 1 edizioneaturali: una comunicazione responsabile?, la pubblicazione di Call to action per una comunicazione responsabile nei disastri naturali. Verso la carta di Rieti insieme a Domenico Pompili e Stefano Martello ha aperto il percorso di redazione della Carta stessa.

Il 6 dicembre scorso, proprio a Rieti durante il lancio della Call To Action, ci siamo incontrati con colleghi del gruppo di lavoro e altri soggetti interessati a partecipare a questo percorso condiviso, che ha radici ormai lontane e che ha germogliato diverse riflessioni.

Vale la pena ricordare alcune tappe di questo percorso di advocacy della comunicazione e della professione, che è stato portato avanti in  forma volontaristica da tutti noi.

copertina Call to actionSe il primo incontro, a Mirandola nel luglio 2012, venne promosso in seguito al lancio della Task Force Ferpi per l’Emilia e vide la presenza di una dozzina di professionisti dell’area locale e di colleghi Ferpi venuti da tutt’Italia, nel giro di qualche anno riuscimmo a:

  • pubblicare un capitolo nel libro di Mark Sheehan (Cambridge University Press) Crisis Communication in a Digital World,
  • a presentare un paper al World PR Forum 2014 di Madrid,
  • a portare diversi interventi in Italia (Milano, Treviso, L’Aquila, Cento, Torino, Bari, Roma) e all’estero (PRO.PR 2014),
  • a realizzare la pubblicazione dei due volumi con Stefano Martello e
  • a concretizzare l’ultimo libro per la Call to Action, che ha sancito un salto di qualità e di attenzione.

Ora siamo nella fase di confronto interno e di progettazione delle tappe del 2019 che dovrebbero prevedere una serie di workshop operativi a L’Aquila, Modena (o Bologna) e infine Roma. Stefano (s_martello at hotmail.com) ed io (biagio.oppi at gmail.com) siamo pronti a ricevere proposte di supporto e collaborazione.

PS: nell’articolo di Federica Carini un approfondimento dell’incontro di Rieti con gli interventi degli speaker e l’elenco dei partner. Il video integrale dell’evento è sulla pagina Facebook di Comm  To Action