Perché #rileggereiclassici: Gustave Le Bon, Psicologia delle Folle

Psicologia delle Folle è il primo trattato di psicologia-sociale ad analizzare il tema della folla e dei suoi comportamenti. L’ho letto di recente, mentre mi ero accontentato di conoscerlo solo indirettamente nelle innumerevoli menzioni, contestazioni, riletture, che erano state fatte nel corso del ‘900.

Ammetto di aver sviluppato, in particolare durante gli studi universitari, un pregiudizio nei confronti di Le Bon, che oggi, nell’epoca delle “folle social”, credo di potere e dover rimuovere. In parte ciò si spiegagava con il fatto che gli studi sulla comunicazione di massa (negli anni ’90 il grande Wolf, Grandi ed Eco) erano figli del Novecento: questo ventennio del nuovo millennio ha ormai visto cambiamenti radicali.

Il testo ovviamente va letto con le lenti della contemporaneità, facendo quindi la tara a concetti, in primis quello della “razza” e alcuni altri con forti sfumature classiste/iperconservatrici che probabilmente contribuirono a marginalizzare il contributo dell’autore allo studio del fenomeno. Il fatto che la propaganda fascista e nazista, avessero largamente utilizzato il testo non ne possono inficiare la validità a priori. Infatti se si riesce però ad adoperare un’adeguata selezione dei concetti più importanti, per lunghi tratti del testo pare di leggere una riflessione sugli odierni comportamenti delle social media communities:

dalla rinuncia alla razionalità dell’individuo al concetto di prestigio situazionale dei leader (carisma degli influencer), dalle atrocità commesse in gruppo (pensiamo a hater e troll) alla necessità di comunicare per immagini e non per ragionamenti complessi, dal concetto di contagio alla subalternità della rappresentanza politica, e così via fino alla fatale attrazioni per l’uomo forte.

Scritto nel 1895 e recensito da Sorel, Freud, Lipmann, Bernays, questo volume ha avute alte

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rne fortune anche a causa del suo autore, controverso personaggio, medico, archeologo, antropologo, socio-psicologo e animatore di cenacoli politico-culturali. Alcuni contenuti adeguatamente distillati rappresentano, a mio avviso, raffigurazioni attualissime del momento di cambiamento epocale che stiamo vivendo e ancor poco capendo.

Gustave Le bon, Psicologia delle Folle

2019. PRopositi per una Comunicazione Responsabile. #2: Ascolto

#Ascolto & #AscoltoOrganizzativo &  #Askolto.

Nel 2017 e 2018 con Ferpi Emilia-Romagna abbiamo affrontato un ricco percorso sull’#AscoltoOrganizzativo insieme a colleghi e professionisti provenienti da altri settori:

Toni Muzi Falconi, Emilio Galli-Zugaro, Jim MacNamara, Federico Capeci, Giovanna Cosenza, Marianella Sclavi, Medipragma, Oxfam, Cesvot, e altri ancora, insieme all’immancabile Stefano Martello.

Una survey sui soci emiliani, tre tappe principali culminate nel corso formativo accreditato Ferpi di giugno, una campagna di sensibilizzazione sul tema insieme a Comm To Action, hanno destato molta attenzione e mi hanno convinto che il tema – oltre che essere riconosciuto come fondamentale – sia ritenuto un’urgenza su cui focalizzarsi.

Da decenni si parla di ascolto organizzativo (come dice TMF almeno fin dal modello Bernays) ma oggi nella società supercomunicativa, iperconnessa, supermonitorata, iperlistenizzata, proprio oggi ci rendiamo tutti conto di quanto sia necessario un ascolto attivo VERO, integrato al 100% nelle strategie di gestione delle relazioni con gli stakeholder, continuativo7multicanale/multistakeholder. Ce ne rendiamo conto noi comunicatori e abbiamo il compito di diffondere una genuina cultura dell’ascolto all’interno delle nostre organizzazioni, proprio per ridefinire il ruolo della comunicazione stessa, come già delineato negli Stockholm Accords, nel Melbourne Mandate e in Bulding Belief.

Quali strumenti e quali competenze per sviluppare l’AscoltoAttivo? Su questo punto il mio buon proposito 2019: vorrei impegnarmi, migliorarmi e cercare di diffondere consapevolezza.

2019. PRopositi per una Comunicazione Responsabile. #1 CartaDiRieti

#1 – La Carta di Rieti

Il mio primo proposito per l’anno nuovo riguarda la #ComunicazioneResponsabile in caso di #DisastriNaturali: mi auguro che il 2019 possa vedere la definizione e la condivisione di quella che – insieme al gruppo di lavoro – abbiamo chiamato la Carta di Rieti, un documento in cui identificare una serie di principi per una comunicazione responsabile durante i disastri naturali.

Dopo le due edizioni (2016 e 2017) di Disastri Ncopertina 1 edizioneaturali: una comunicazione responsabile?, la pubblicazione di Call to action per una comunicazione responsabile nei disastri naturali. Verso la carta di Rieti insieme a Domenico Pompili e Stefano Martello ha aperto il percorso di redazione della Carta stessa.

Il 6 dicembre scorso, proprio a Rieti durante il lancio della Call To Action, ci siamo incontrati con colleghi del gruppo di lavoro e altri soggetti interessati a partecipare a questo percorso condiviso, che ha radici ormai lontane e che ha germogliato diverse riflessioni.

Vale la pena ricordare alcune tappe di questo percorso di advocacy della comunicazione e della professione, che è stato portato avanti in  forma volontaristica da tutti noi.

copertina Call to actionSe il primo incontro, a Mirandola nel luglio 2012, venne promosso in seguito al lancio della Task Force Ferpi per l’Emilia e vide la presenza di una dozzina di professionisti dell’area locale e di colleghi Ferpi venuti da tutt’Italia, nel giro di qualche anno riuscimmo a:

  • pubblicare un capitolo nel libro di Mark Sheehan (Cambridge University Press) Crisis Communication in a Digital World,
  • a presentare un paper al World PR Forum 2014 di Madrid,
  • a portare diversi interventi in Italia (Milano, Treviso, L’Aquila, Cento, Torino, Bari, Roma) e all’estero (PRO.PR 2014),
  • a realizzare la pubblicazione dei due volumi con Stefano Martello e
  • a concretizzare l’ultimo libro per la Call to Action, che ha sancito un salto di qualità e di attenzione.

Ora siamo nella fase di confronto interno e di progettazione delle tappe del 2019 che dovrebbero prevedere una serie di workshop operativi a L’Aquila, Modena (o Bologna) e infine Roma. Stefano (s_martello at hotmail.com) ed io (biagio.oppi at gmail.com) siamo pronti a ricevere proposte di supporto e collaborazione.

PS: nell’articolo di Federica Carini un approfondimento dell’incontro di Rieti con gli interventi degli speaker e l’elenco dei partner. Il video integrale dell’evento è sulla pagina Facebook di Comm  To Action