LA MALA COMUNICACIÒN… EL PROYECTO FRACASA EN 48 HORAS.

Al di là di considerazioni molto elementari – già dette e scritte da chi il calcio lo segue davvero da anni – sul fatto che la UEFA non funziona bene, sul fatto che la Champions League non è più la vecchia Coppa dei Campioni, sul calcio come spettacolo televisivo e business, ci sono anche alcune considerazioni meramente comunicative.

SUPER RIDICULO titola MARCA il quotidiano sportivo spagnolo. Ed effettivamente super-ridicola sembra proprio la gestione dilettantistica della strategia di comunicazione e gestione delle relazioni. E comunque a chi si occupa di relazioni pubbliche può servire come spunto di riflessione e lesson (to be) learned.

  1. Preparazione. Anzitutto non è stato preparato il terreno nell’opinione pubblica, la UEFA ha sbagliato tantissimo in questi anni e si poteva fare una campagna di pre-lancio aprendo un dibattito pubblico sullo stato attuale del calcio, con cui lavorare in negativo per raccogliere il malcontento anche con una campagna media strutturata e in positivo per costruire entusiasmo;
  2. Stakeholder management. non c’è stato un endorsement positivo da parte di politica, economia, società, anzi tutte le opinioni di leader politici e grandi opionisti sono state negative: questo significa che nessun grande opinion leader e decision maker era stato coinvolto e ingaggiato preventivamente
  3. Simboli. La proposta ha come leader i due presidente meno “simpatici” ed “empatici” che il calcio conosca; forse identificare un simbolo dle calcio del passato come portabandiera avrebbe aiutato?
  4. Purpose. Giustificare l’operazione in meri termini economici senza partire con un razionale (si direbbe un purpose) incentrato sulla passione, sulla sostenibilità, sul legame con il tifo, sullo spettacolo, è tecnicamente un epic fail;
  5. Ascolto. I tifosi non sono stati ascoltati in anticipo e se anche è prevedibile la reazione degli esclusi, avere contro per primi i propri tifosi è un suicidio;
  6. Comunità. Completamente ignorato il senso di appartenenza alle comunità, di cui in pandemia c’è un bisogno al cubo, che prima che virtual community sono nel calcio comunità locali legate a campanili e territori.
  7. Marketing. Infine il consumer journey NFL / NBA, cui ci si è ispirati, è lontano anni luce da quello del tifoso di calcio europeo – molto più simile è quello dell’Eurolega di basket, che però ha un impatto politico-economico totalmente diverso

PS: no comment sull’intervista (in ritardo) a Repubblica.

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