E se dessimo più spazio ai giornalisti medico-scientifici e ai divulgatori?

Nei giorni scorsi a seguito della morte di due persone che nei giorni precedenti erano state vaccinate, è scoppiato il panico sul vaccino AstraZeneca. Disdette a migliaia, polemiche sull’azienda, polemiche sugli enti regolatori, giornali che titolano in maniera allarmistica, dibattiti tra opinionisti più o meno titolati su sicurezza e vaccini. E ovviamente la share of voice dei NOVAX che s’impenna.

Come su altri temi medico-scientifici prima, anche qui due linguaggi e due modi diversi di fare informazione e comunicazione si mischiano, lasciando purtroppo l’opinione pubblica disorientata.

Il linguaggio della medicina e della scienza, per cui 2 morti su milioni di dosi inoculate, rappresentano ovviamente una percentuale insignificante; il linguaggio e la conversazione del sistema dell’informazione e dei media che raccontando la storia di due persone strappate alla vita, delle loro famiglie lasciate sole, dell’ingiustizia del destino, trasformano due casi in un fenomeno molto più impattante dei 300 e passa morti (anonimi) al giorno cui ormai ci siamo tutti abituati. Nella stessa piazza, quella pubblica che mixa media e social media, giornalismo e opinioni so, ecochambers e disinformazione, il linguaggio della medicina viene relegato in un angolino e puntualmente sconfitto.

In questo senso, mi stupisco che nelle trasmissioni più popolari in Radio e TV non vengano quasi mai chiamati a parlare di vaccini i giornalisti medico-scientifici e si continuino a intervistare giornalisti-opinionisti di altri settori e medici/ricercatori – peraltro interrogandoli su temi di attualità, non dando loro il tempo di argomentare, ma intrappolandoli in talk show assai poco approfonditi.

I giornalisti medico-scientifici e i divulgatori scientifici, che hanno la capacità di mediare tra temi tecnicamente difficili come la scienza e audience poco preparate e (naturalmente) empatiche, potrebbero aiutare a una migliore comprensione ed evitare l’isteria collettiva che ci sta contagiando inesorabilmente. Come il virus.

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